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Proprio come avevano previsto gli analisti, nella riunione di oggi, di giovedì 6 marzo, la BCE ha operato il sesto taglio al tassi.
La Banca Centrale Europea ha dunque deciso di ridurre il costo del denaro in area euro dello 0,25%. Ciononostante, per i mutui cambia poco… Con il sesto taglio operato dalla BCE il tasso sui depositi passa dal 2,75% al 2,50%. Ma Christine Lagarde ha già messo le mani avanti spiegando che l’istituzione non potrà più impegnarsi su alcun percorso predefinito. I prossimi ipotetici tagli dei tassi dipenderanno insomma dai dati economici.
Tutto ciò per via dell’elevata incertezza che sta caratterizzando i mercati e l’economia europea. “Se i dati ci diranno che non è il momento di tagliare, non taglieremo i tassi e faremo una pausa“, ha sintetizzato l’avvocata e banchiera francese, presidente della Banca Centrale Europea dal 2019.
Ma che cosa cambia per gli mutui e gli investimenti? Per capirlo bisogna guardare agli effetti diretti del taglio sull’Euribor e l’Eurirs. La recente decisione della BCE di ridurre il costo del denaro, cioè i tassi di interesse, di 25 punti base (0,25%), come tutti intuiscono, è importante perché ha un effetto sui mutui, sia a tasso fisso che variabile. Ma quanto è rilevante tale effetto?
Con il calo dei tassi di interesse per rendere più economici i prestiti e stimolare l’economia, ci si aspettava un beneficio diretto per chi sta sostenendo un mutuo a tasso variabile. Soprattutto per chi lo sta già pagando da tempo. Secondo alcune previsioni, il finanziamento variabile dovrebbe passare da 650 a 633 euro a seguito della diminuzione dei tassi di 25 centesimi: il caso è di un mutuo di 126.000 euro a 25 anni. Il risparmio è dunque di circa 17 euro.
Ma il calcolo è puramente indicativo. Primo, perché le variazioni nel tempo delle rate indicizzate dipendono per buona parte dal tasso di partenza. Secondo, perché l’effetto del taglio operato dalla BCE sui tassi non è mai immediato o completo per i mutui.
Bisogna innanzitutto considerare l’Euribor, l’indice che determina il costo dei mutui a tasso variabile… Nonostante il taglio della BCE, l’Euribor è sceso solo di 15 centesimi, quindi l’impatto sui mutui variabili è stato più limitato del previsto. Per i mutui fissi bisogna invece guardare all’Eurirs. L’Eurirs è infatti l’indice di riferimento per i mutui a tasso fisso. Di certo, il parametro a tre mesi dell’Euribor si sta avvicinando al valore dell’Eurirs a 20 anni, che è considerato un punto di riferimento per i mutui fissi. E questo significa che la differenza tra i due tipi di mutui si sta riducendo. Tale avvicinamento è tuttavia abbastanza lento.
La BCE sta procedendo con cautela perché ci sono rischi di inflazione legati alla guerra commerciale avviata dagli Stati Uniti contro altri Paesi, Europa compresa. E tali rischi potrebbero influenzare i prezzi e la stabilità economica dell’eurozona. E, in generale, la Banca Centrale Europea cerca sempre di bilanciare il sostegno all’economia con la necessità di controllare l’inflazione. Ed è per questo che gli effetti sui mutui sono stati più lenti del previsto
Comunque, stando alle previsioni degli analisti, l’Euribor potrebbe scendere di mezzo punto ancora. Di conseguenza il tasso del parametro a 3 mesi dovrebbe scendere al 2% a fine settembre 2024. Se così fosse, potrebbe toccare il valore minimo a 1,95% a fine anno. Dopodiché ci si attende una risalita.
Considerando tutti questi dati è possibile ribadire che oggi avrebbe poco senso scegliere un mutuo a tasso variabile: il tasso fisso è ancora più conveniente, e potrebbe continuare a esserlo fino a ottobre prossimo. E il risparmio massimo ottenibile potrebbe essere al massimo di una ventina di centesimi. E a chi conviene rischiare per così poco?
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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