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La valutazione errata del merito creditizio può portare a un risarcimento per il cliente ma non implica sempre l’annullamento del contratto di finanziamento.
Quando un creditore decide di prestare soldi a un cliente deve prima controllare bene se il referente è in grado di restituirli. E se l’ente creditizio non fa questo controllo in modo corretto (o, peggio ancora, non lo fa affatto), si dice che ha compiuto una valutazione errata del merito creditizio.
La valutazione errata del merito creditizio si riferisce quindi a una situazione in cui un creditore non effettua una valutazione adeguata della solvibilità e dell’affidabilità finanziaria di un potenziale debitore prima di concedere un credito. Una situazione che può portare a una concessione di credito in modo irresponsabile, ma non solo.
Il rischio per il creditore è quello di prestare soldi a chi non può restituirli. Ma anche il cliente dovrà affrontare delle spiacevoli conseguenti direttamente connesse al sovraindebitamento e all’insolvenza. Ma secondo la Direttiva 2008/48/CE dell’Unione Europea, i creditori sono obbligati a valutare il merito creditizio dei consumatori prima di concludere un contratto di credito al consumo.
Di conseguenza, la mancata o errata valutazione può comportare delle sanzioni. Quali? Si va dalla nullità del contratto alla decadenza del diritto agli interessi per il creditore dal diritto agli interessi. Tutto ciò pure se il consumatore non ha subito un pregiudizio concreto.
La direttiva dell’UE è fondamentale perché non solo protegge i consumatori ma cerca anche di garantire un mercato del credito più trasparente ed efficiente. Come abbiamo spiegato, infatti, la valutazione errata del credito può causare problemi tanto al richiedente quanto al creditore, anche se i clienti sono sempre la categoria più debole e quindi da difendere. E proprio per proteggere i consumatori sono state introdotte queste regole che impongono ai creditori di svolgere questi controlli correttamente.
In definitiva, la valutazione del merito creditizio è un modo per assicurarsi che l’offerta di un prestito sia sicuro e responsabile da parte del creditore e che non comporti problemi, cioè danni, per il consumatore. La disciplina della valutazione del merito creditizio è insomma pensata per proteggere gli interessi generali, come la stabilità del sistema finanziario e la protezione dei richiedenti. Tuttavia, non esiste una norma specifica che invalidi automaticamente un contratto di finanziamento se questa valutazione non viene effettuata così come dovrebbe.
Anche se una banca o un istituto finanziario non segue correttamente le regole suggerite da un atteggiamento diligente e prudente nella valutazione del merito creditizio non si arriva dunque a una pena sicura. Cioè non c’è automatica decadenza del contratto di finanziamento. In altre parole, il contratto rimane valido e in vigore.
Ma, come abbiamo detto, la violazione può pure portare a conseguenze di natura risarcitoria, se ci sono i presupposti. Questo significa che, se il creditore non rispetta le regole e ciò provoca un danno al cliente, il danneggiato può richiedere un risarcimento. Stranamente, però, anche con il risarcimento, non si arriva all’annullamento del contratto di finanziamento.
Il Tribunale di Padova, con il decreto del 30 luglio 2024, ha per esempio ribadito che la mancata o errata valutazione del merito creditizio non influisce sulla validità del contratto. Le eventuali violazioni delle regole di diligenza e prudenza possono portare a richieste di risarcimento ma non determinano l’invalidità del contratto stesso.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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