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Cosa c’entra la sentenza Lexitor con le richieste di cessione del credito? E perché il Governo italiano vuole intervenire con un emendamento ad hoc?
La sentenza Lexitor pronunciata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel 2019 stabilisce che, in caso di estinzione anticipata di un finanziamento, il consumatore abbia diritto alla riduzione proporzionale di tutti i costi del credito. E il rimborso non vale solo per gli interessi…
La sentenza si chiama Lexitor perché prende il nome dalla società polacca: la Lexitor sp. z o.o.. Tale società specializzata nell’aiutare i consumatori a ottenere rimborsi in caso di estinzione anticipata dei prestiti aveva citato in giudizio alcune banche che avevano negato ai clienti il diritto a un rimborso più ampio. E così il caso è arrivato alla Corte di Giustizia dell’UE, che nel 2019 ha stabilito che la normativa europea importantissima. Si tratta della Direttiva 2008/48/CE sul credito ai consumatori. Una garanzia sulla riduzione proporzionale di tutti i costi del prestito in caso di rimborso anticipato.
Tale disposizione a favore dei consumatori preoccupa ovviamente le banche. E l’esecutivo Meloni vorrebbe intervenire per limitare i costi che gli istituti di credito potrebbero essere chiamati a sostenere. Secondo la sentenza UE, i clienti possono infatti ottenere la restituzione di varie spese accessorie. Come, per esempio, le commissioni spesso applicate dalle banche, i costi assicurativi e d’intermediazione… Il problema è che in molti casi i consumatori continuano a segnalare conteggi di estinzione non conformi alla sentenza. E ciò avviene soprattutto con la cessione del quinto.
La cessione del quinto è uno dei prestiti personali garantiti più richiesti in Italia e maggiormente concessi dai creditori. Si tratta sostanzialmente di un finanziamento in cui le rate vengono trattenute direttamente dallo stipendio o dalla pensione. Anche in questo caso, però, se il prestito viene estinto prima della scadenza, in base a quanto stabilito dalla sentenza Lexitor (e confermata dalla Corte Costituzionale Italiana), il creditore deve rimborsare tutti i costi non maturati. Ovvero, commissioni, spese iniziali e interessi. Ciò avviene solo parzialmente. Molte banche stanno infatti continuando ad addebitare costi aggiuntivi anche se il debitore rimborsa il prestito anticipatamente o lo sostituisce con un nuovo prestito.
La sentenza è arrivata proprio perché tantissime banche e molte finanziarie applicavano rimborsi parziali o non restituivano tutte le spese. Dopo la sentenza Lexitor, i creditori dovrebbero però essere costretti a rivedere il calcolo generale dei rimborsi. In molti casi, poi, i consumatori hanno potuto chiedere il rimborso di somme che non erano state restituite correttamente.
La sentenza ha dunque rafforzato i diritti di chi estingue anticipatamente un prestito, compresa la cessione del quinto. E ha permesso, almeno in teoria, di ottenere un rimborso più equo dei costi sostenuti. Le finanziarie e le banche non hanno mai accettato questa nuova norma. Sostanzialmente perché l’applicazione della Lexitor ha fatto lievitare i rimborsi da corrispondere ai clienti, riducendo i loro guadagni. C’è anche chi parla di un pasticcio normativo, dato che non c’è certezza su quali costi vadano rimborsati e come calcolarli.
Per questo il Governo vorrebbe introdurre un emendamento che limiti l’applicazione della sentenza Lexitor e renda più prevedibili e precise le regole sui rimborsi. In pratica, si punta innanzitutto a ridurre gli importi che le banche devono restituire ai consumatori quando chiudono un prestito in anticipo. Se l’emendamento dovesse passare, quindi, chi estingue anticipatamente un prestito con cessione del quinto potrebbe ricevere un rimborso inferiore rispetto a quello che dovrebbe ottenere con l’applicazione integrale della Lexitor.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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