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Interessi sempre più alti in favore delle banche e sempre più bassi per i risparmiatori. Ecco il problema della forbice fra tassi sui depositi e quelli sui finanziamenti.
Ormai sembra quasi normale che quando i risparmiatori mettono i loro soldi in banca debbano ricevere tassi di interesse molto bassi. E che, al contrario, in caso di finanziamenti e mutui, le banche siano giustificate nel pretendere interessi sempre più alti. Non si tratta purtroppo di una generalizzazione o di un discorso qualunquistico: in Italia, le banche guadagnano troppo. Lo dicono i dati. La differenza fra quello che pagano ai risparmiatori e quello che fanno pagare ai debitori è quasi inquietante.
Una recente analisi del Centro Studi Unimpresa ha evidenziato le dimensioni fuori controllo della forbice tra i tassi sui depositi e quelli sui finanziamenti. Negli ultimi anni, il sistema bancario italiano ha registrato utili record. Come? Grazie all’aumento dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea. E ora che la BCE sta operando dei tagli? Be’, gli istituti bancari sembrano comunque poco propensi ad andare incontro ai consumatori. Ma c’è anche un altro problema… Pur guadagnando così tanto, le banche non hanno in alcun modo agevolato i risparmiatori. Ovvero coloro che hanno scelto di depositare soldi nelle casse degli istituti.
Secondo l’analisi, i depositi a vista sono stati remunerati con tassi medi molto bassi, tra lo 0,15% e lo 0,35%. Definiamo depositi a vista quei conti in cui i fondi depositati sono immediatamente disponibili per il titolare. Cioè conti da cui il risparmiatore può prelevare o trasferire denaro in qualsiasi momento. Anche senza preavviso e soprattutto senza pagare penalità.
Interessi leggermente più alti sono invece stati versati per i depositi superiori ai 250.000 euro. Ma quanti in Italia hanno la possibilità di mettere in banca una simile somma? Ebbene, solo una ristretta cerchia di risparmiatori ha ottenuto tassi leggermente più alti. Ma comunque insufficienti rispetto al rendimento dei titoli di Stato.
Negli scorsi mesi i mutui a tasso variabile hanno raggiunto punte del 6%. Peggio ancora sono andati i finanziamenti alle imprese, che in molti casi hanno superato il 7%. Certo, la politica monetaria restrittiva della BCE ha ampliato i margini di interesse delle banche. Però, gli istituti di credito ne hanno approfittato, penalizzando i correntisti. Tutto ciò ha avuto delle conseguenze evidenti.
La disparità tra i tassi sui depositi e quelli sui finanziamenti ha portato a un’evidente disaffezione dei risparmiatori nei confronti delle banche. Ricevendo una remunerazione minima sui loro depositi, i clienti degli istituti di credito hanno cominciato a guardarsi intorno, investendo altrimenti. E anche per i prestiti è sempre più diffusa la domanda presso creditori alternativi. Negli ultimi dodici mesi si è registrato un boom dei prestiti online, dove le offerte appaiono più flessibili e personalizzabili.
Qualcuno dirà che è così da sempre… le banche hanno sempre lucrato: è il loro ruolo. In realtà, gli istituti di credito dovrebbero sforzarsi di essere attrattivi, per poter avere più clienti. Sentendosi penalizzati, i consumatori oggi cercano soluzioni alternative. Sanno che, in una banca, i loro risparmi crescerebbero molto lentamente. Mentre, dall’altro lato, è chiesto loro di affrontare costi elevati se hanno bisogno di prendere un prestito o un mutuo.
Ma conviene davvero alle banche continuare a maltrattare risparmiatori e i consumatori? Per le banche, mantenere bassi i tassi sui depositi a vista è una strategia comune. Utile a ridurre i costi di finanziamento. Di norma, in un contesto di tassi di interesse più alti sui prestiti e sui mutui, le banche sanno di poter così ottenere margini di profitto più elevati.
Offrire tassi bassi sui depositi riduce infatti il costo del denaro per le banche, migliorando i loro margini di profitto. Ma soprattutto i conti a vista sono molto liquidi e accessibili, quindi sono sempre richiesti. Ed è per questo che le banche non hanno bisogno di incentivare con alti interessi per attrarre depositi.
Il problema principale è che anche in periodi di tassi di interesse bassi le banche tendono a mantenere anche i tassi sui depositi bassi. E poi, anche quando i tassi di interesse aumentano, le banche possono essere particolarmente lente nell’aumentare i tassi sui depositi.
La legge italiana interviene in difesa dei correntisti per garantire che i tassi di interesse applicati sui depositi siano equi e non sproporzionati rispetto ai tassi sui prestiti. Questo tasso è fissato annualmente dal MEF, il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma, a livello pratico, non è comunque possibile tutelare davvero i risparmiatori. Anche se esistono norme che stabiliscono un tasso legale massimo per gli interessi sui depositi (una percentuale che le banche non possono superare) è difficile stabilire quando gli interessi siano illegittimi. Ci sono problemi anche con la legge sull’usura (L. 108/1996)…
Tale legge, che definisce le situazioni di usura e stabilisce che i tassi di interesse superiori a un certo limite siano considerati illegittimi e non esigibili, può essere aggirata in molti casi. Come? Per esempio con penali e costi accessori… Le banche inseriscono infatti clausole nel contratto che prevedono costi aggiuntivi in determinate circostanze, come ritardi nei pagamenti o modifiche alle condizioni del prestito. E poi, in caso di inadempimento, procedono rapidamente all’escussione delle garanzie (come ipoteche o pegni), mettendo anche in questo caso il debitore in crisi.
In generale, poi, ogni banca può alzare gli interessi quasi a piacimento mantenendo uno spread molto alto rispetto al tasso di riferimento. Così, pur presentando tassi formalmente entro le direttive legali, alla fine sottopone ai richiedenti interessi che possono avvicinarsi al limite dell’usura.
In teoria, nel momento in cui una banca addebita interessi superiori a quelli legali, i correntisti potrebbero avviare una causa per ottenere lo sgravio delle somme indebitamente addebitate. La Corte Suprema di Cassazione ha per esempio stabilito che le banche devono dimostrare il proprio credito producendo tutti gli estratti conto, e non solo quelli degli ultimi dieci anni. In caso di interessi illegittimi, il giudice può ricalcolare il saldo finale in base ai movimenti eseguiti dal correntista e al tasso legale…
Il punto, tuttavia, è che in tanti ignorano questi diritti o, comunque, non hanno le risorse per avviare una causa. E poi c’è il problema delle clausole contrattuali che le banche sottopongono ai correntisti: i contratti sono spesso complessi, assai difficili da interpretare e nascondono varie insidie.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
Collabora regolarmente con testate online autorevoli come BlitzQuotidiano.it e Lamiapartitaiva.it, offrendo ai lettori approfondimenti chiari e dettagliati su argomenti complessi quali prestiti, gestione del denaro, normative fiscali e strategie per l’ottimizzazione delle risorse economiche.
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