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I PIR rappresentano un’opportunità per far crescere i propri risparmi nel tempo. E come ogni investimento bisogna mettere in conto un certo livello di rischio. In questo caso legato ai mercati finanziari.
PIR sta per piano individuale di risparmio. Non abbiamo dunque a che fare con uno strumento di credito. Il credito, di base, implica un prestito da rimborsare con interessi, mentre il PIR è un investimento. Un investimento di medio e lungo periodo, riservato alle persone fisiche, che dà però diritto a un trattamento fiscale agevolato. Ciò a condizione che siano rispettate alcune limitazioni previste dalla legge.
Tali limiti si riferiscono alla composizione dei portafogli e alla durata dell’investimento. A ogni modo i PIR sono strumenti spesso collegati all’azione delle banche e delle finanziarie. Perché? Di base, perché proprio questi soggetti sono i principali referenti abilitati a proporre, gestire e promuovere simili strumenti di investimento.
I PIR sono costituiti da portafogli di titoli, come per esempio azioni e obbligazioni. E sono appunto gestiti da società specializzate. Banche, principalmente, ma anche assicurazioni o gestori di fondi. Il loro funzionamento è abbastanza elementare. I piani si rivelano dei ponti fra i risparmi privati e le imprese che cercano degli investimenti. Tali strumenti sono infatti concepiti per migliorare le opportunità di rendimento per chi investe e, contempo, far crescere le opportunità di credito per le imprese e favorire lo sviluppo dei mercati finanziari.
I PIR possono essere costituiti da “persone fisiche residenti nel territorio dello Stato”, cioè fiscalmente residenti in Italia, che non abbiano più di un piano di risparmio. E che non condividano il piano con altre persone fisiche. Ciò indipendentemente dalla loro età. Questo perché anche un minorenne può essere titolare di un piano individuale di risparmio. Per la normativa vigente, i PIR non possono essere sottoscritti da aziende né da persone giuridiche.
Il PIR permette al consumatore di investire i propri soldi in diversi strumenti finanziari. Tutto ciò attraverso diverse metodologie d’investimento. Per esempio, con l’amministrazione dei titoli. Oppure con un rapporto di custodia. E ancora: con la gestione di portafogli, con annesso conto di appoggio. Cioè esercitando l’opzione per l’applicazione del regime del risparmio amministrato. Poi, è possibile pure la sottoscrizione di quote o azioni di un OICR PIR conforme. Oppure, si può optare per il contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione PIR conforme.
Detto ciò, per aprire un piano basta di solito rivolgersi a un intermediario abilitato. Come una banca o una finanziaria, per esempio. Bisogna ovviamente rivolgersi a interlocutori sicuri e pienamente affidabili. C’è anche chi opta per imprese di assicurazione residenti in Italia o all’estero ma operanti nello Stato italiano.
Questi strumenti possono offrire rendimenti competitivi. Ma non bisogna mai interpretarli come investimenti sicuri al 100%: il rischio va sempre messo in conto. Anche perché, per poter godere delle esenzioni fiscali, una parte significativa del portafoglio deve essere investita in piccole e medie imprese. Ovvero in realtà che possono rivelarsi più volatili.
Un piano individuale si definisce conforme se rispetta alcuni precisi criteri. Il primo è economico: non deve superare i 30.000 annui e i 150.000 euro complessivi. L’altro vincolo per la conformità è che gli strumenti finanziari di uno stesso emittente e la liquidità che lo compongono non debbano essere superiori al 10% dell’investimento totale. Poi, almeno una parte del piano (pari al 70%) dovrà essere destinata a strumenti finanziari cosiddetti “qualificati”. Cioè emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia.
Infine c’è bisogno che almeno il 3,5% del valore complessivo finisca in obbligazioni e azioni di PMI ammesse alle negoziazioni su AIM Italia. Un altro 3,5% va a quote o azioni di fondi di venture capital (e non di private equity) residenti in Italia, che investono nelle stesse imprese. Con i PIR di terza generazione, quelli venuti dopo il 2020, è sparita la quota del 3,5% del totale da investire in venture capital nazionali.
Quando si opta per piani conformi si può godere di un’esenzione dalla tassazione sulla successione e dalla tassazione sui capitali. Quelli maturati attraverso gli strumenti inclusi nel piano. Ma in caso di violazione di uno dei vincoli del piano, decade subito il beneficio fiscale collegato agli strumenti finanziari qualificati. In particolare, però, i rendimenti dei PIR non sono soggetti a tassazione (26% per azioni e obbligazioni) se l’investimento viene mantenuto per almeno cinque anni.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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