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Sostenere i consumi e rimandare o rateizzare i pagamenti: ecco i fini principali del credito al consumo, strumento regolato in Italia da diverse norme specifiche.
Il credito al consumo è uno degli strumenti più sfruttati nel nostro Paese per finanziare acquisti di vario genere. E lo Stato è intervenuto con varie norme specifiche volte a garantire protezione per i clienti. Ovvero, la massima trasparenza nei contratti, la correttezza dell’iter e la tutela del consumatore. Per legge, infatti, ci sono solamente pochi soggetti autorizzati a concedere il credito al consumo: le banche e gli intermediari finanziari iscritti negli appositi registri.
In generale, per funzionare, l’attività creditizia deve sempre essere soggetta a una serie di norme chiare. E per quanto riguarda il credito al consumo le norme da rispettare sono dettate sia dall’Europa che a livello nazionale. Il riferimento più importante quello contenuto nella Direttiva 87/102/CEE del 22 dicembre 1986. Tale direttiva rappresenta uno dei primi e dei principali tentativi di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri in materia di credito al consumo.
Le sue norme vogliono garantire ai consumatori informazioni chiare e trasparenti. Riferimenti utili per non essere colti alla sprovvista dopo aver contratto un finanziamento. La direttiva favorisce quindi una maggiore protezione contro pratiche scorrette. E, al contempo, promuove la fiducia dei consumatori verso il mercato del credito, contribuendo allo sviluppo dell’intero sistema.
La Legge 142/92, esplicitamente dedicata al credito al consumo, ha invece introdotto norme fondamentali per imporre un codice di comportamento. Chi propone finanziamenti deve rispettare obblighi informativi rigorosi, comunicando con massima trasparenza costi, tassi d’interesse e condizioni contrattuali. La Legge 142/92 ha segnato in questo senso un vero e proprio punto di svolta. Come? Per esempio, fissando degli standard minimi di tutela per i consumatori. E rendendo più chiaro il rapporto tra credito e obblighi informativi.
Con il Decreto Legislativo 385/93, anche noto come Legge Bancaria, lo Stato ha disciplinato l’attività degli istituti bancari in Italia anche in riferimento alle operazioni di credito al consumo. Pur non essendo formalmente focalizzato su questo ambito, il decreto del 1993 stabilisce i requisiti organizzativi e prudenziali che le banche devono sempre rispettare. Nel 1996 è invece arrivata la Legge 52/96 sulle clausole vessatorie… Una normativa di tutela dei consumatori contro quelle condizioni contrattuali che risultano sbilanciate a favore dell’istituto finanziario.
Tale intervento normativo si è rivelato cruciale nel credito al consumo ed è stato preso a modello anche dall’UE. Grazie a questa legge, i consumatori possono non solo contestare ma anche annullare le clausole che impongono oneri eccessivi o ingiustificati. Sempre nel 1996 è arrivata la legge contro l’usura.
La Legge 108/96 è stata infatti introdotta per prevenire pratiche usurarie. Cioè l’applicazione di tassi d’interesse troppo elevati, il più delle volte cause attive di indebitamento insostenibile. Tale legge stabilisce limiti massimi per gli interessi applicabili e sanziona gli abusi da parte degli istituti di credito. Conoscere queste norme significa poter approcciare con maggiore sicurezza il credito al consumo ed essere certi di poter sfuggire a pratiche ingannevoli, svantaggiose o addirittura vessatorie da parte dei creditori.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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