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Il mutuo solutorio costituisce un valido titolo esecutivo. Lo ha decretato una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione: la n. 5841 del 5 marzo 2025.
La sentenza in questione ha risolto alcune annose incertezze giurisprudenziali riguardo all’ammissibilità dell’istituto conosciuto come mutuo solutorio. Di conseguenza, tanto per i mutuatari e quanto per le banche e gli altri enti creditizi sarà possibile intendere con maggiore sicurezza e chiarezza i limiti e le possibilità di tale strumento.
Si parla di mutuo solutorio per indicare un prestito che i finanziatori concedono ai consumatori senza consegnare loro direttamente dei soldi. Con il mutuo solutorio, infatti, la somma viene sfruttata per pagare debiti che il consumatore ha già maturato con il finanziatore. La concessione del prestito avviene solo con l’accredito in conto corrente delle somme erogate. Dopodiché i soldi accreditati tornano a chi li ha concessi. E tanto basta a integrare la datio rei giuridica propria del mutuo.
In pratica, funziona così… Se un soggetto ha un debito con la banca, invece di gestire più pagamenti separati, può richidere un mutuo. Un nuovo prestito, utile per chiudere il vecchio debito e, al contempo, pagare solamente le rate del nuovo finanziamento. Lo strumento serve di conseguenza a ristrutturare i propri debiti attraverso una nuova organizzazione del pagamento, magari a condizioni più favorevoli. Tipo un tasso d’interesse leggermente più basso o rate più sostenibili.
Ebbene, il mutuo solutorio è stato oggetto di una recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. La sentenza ha chiarito due aspetti fondamentali, finora interpretati in modo non uniforme dagli enti creditizi. Lo strumento è sì un prestito finalizzato all’estinzione di debiti preesistenti, ma è anche altro…
Innanzitutto, le Sezioni Unite hanno confermato che il mutuo solutorio è conforme alla definizione di contratto di mutuo prevista dall’articolo 1813 del Codice Civile. Non conta, infatti, che il denaro non sia concesso materialmente al richiedente…
La consegna del denaro, secondo la Cassazione, non deve essere intesa in senso meramente materiale: basta che la somma sia messa nella disponibilità giuridica del mutuatario. Anche se poi viene sul momento stesso rigirata al creditore, come fondo per ripianare debiti. Il secondo aspetto chiarito dalla sentenza è ancora più importante: il mutuo solutorio costituisce un valido titolo esecutivo. E che cosa significa questo?
Se il mutuo solutorio può essere giudicato un titolo esecutivo avviene che, in caso di mancato pagamento delle rate, il finanziatore può emettere un decreto ingiuntivo per recuperare le somme dovute. Tutto ciò senza necessità di ulteriori atti pubblici o scritture private.
E anche se il mutuatario non dispone liberamente delle somme erogate, il contratto rimane valido. Una volta stipulato il mutuo, il mutuatario accetta implicitamente che le somme siano utilizzate per estinguere i debiti pregressi. E se non paga, va incontro alla possibilità di subire un decreto ingiuntivo.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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