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Anche nel 2024, secondo il CRIF, la fascia di importo più richiesta dalle famiglie italiane per i mutui è quella compresa tra i 100.000 e 150.000 euro. I piani di rimborso sono invece quasi sempre superiori ai quindici anni.
Più del 30% del totale dei mutuatari si è impegnato nel 2024 chiedendo finanziamenti superiori ai 100.000 euro ma al di sotto del limite dei 150.000. La classe di importo fra 150.000 e 300.000 euro ha interessato invece il 28,5% dei richiedenti. E sempre secondo i dati del CRIF, e l’analisi fornita da EURISC (il sistema CRIF di informazioni creditizie), il 18,3% ha richiesto un importo più basso: tra i 75.000 e i 100.000 euro.
I mutui alti, quelli superiori ai 300.000 euro, hanno interessato solo il 5% circa dei richiedenti. Il dato indica che l’impegno per poter acquistare una casa resta sui livelli di indebitamento degli anni precedenti. I piani di rimborso sembrano invece rivelare informazioni più nette.
Secondo il CRIF otto famiglie su dieci, nel 2024, hanno scelto piani di rimborso superiori ai quindici anni. La preferenza, dunque, va verso un tempo mediamente più esteso per un mutuo rispetto agli anni scorsi. E il significato di questo dato è facilmente interpretabile: le famiglie scelgono di non appesantire troppo il loro bilancio mensile.
Con un piano di rimborso medio-lungo il mutuatario può ridurre l’importo della rata mensile, rendendo il finanziamento più gestibile negli anni. Inoltre, con i tassi di interesse in calo, durante lo scorso anno, molte famiglie hanno interpretato questa opzione come più conveniente.
Inoltre, il fenomeno delle surroghe è in aumento. Come sappiamo, i mutuatari italiani hanno imparato a rifinanziare i loro mutui a tasso variabile per approfittare dei tassi più bassi. E tutto ciò per poter ridurre ulteriormente i costi mensili. Ed è sempre interessante capire come le famiglie cerchino di adattare le loro strategie finanziarie per affrontare meglio le condizioni economiche dettate dal contesto attuale.
I dati del CRIF rivelano che solo lo 0,4% dei richiedenti ha chiesto piani di rimborso fino a cinque anni. Il termine inferiore a dieci anni ha interessato il 4,4% dei mutuatari. Poi, il 10% ha scelto un finanziamento fra dieci e quindici anni. Il 17,5% si è invece spinto a un massimo di vent’anni. Il 39% circa, ha optato per un piano di rimborso sopra i venticinque ma sotto i trent’anni.
Il piano di ammortamento più popolare è sempre quello “alla francese”, che prevede rate costanti durante tutta la durata del mutuo. La cifra da rimborsare resta in pratica la stessa ogni mese. Cambia invece la composizione della rata. All’inizio del piano di ammortamento, la quota di interesse è più alta e la quota capitale è più bassa. Ciò significa che nei primi anni del mutuo, la maggior parte dei pagamenti va a coprire gli interessi maturati sul debito. Poi, man mano che si procede con i pagamenti, la quota di interesse scende. Facile capire il perché: il capitale residuo diminuisce, mentre la quota capitale aumenta.
I creditori propongono tale perché così riescono a incassare la maggior parte degli interessi nei primi anni, riducendo il rischio di non recuperare gli interessi nel caso in cui il mutuatario dovesse estinguere anticipatamente il mutuo o avere problemi a pagare.
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