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L’estinzione anticipata del prestito è una fattispecie che consente di saldare il debito prima della scadenza del contratto. Ecco come funziona.
La normativa vigente prevede che chiunque abbia sottoscritto un prestito personale, una cessione del quinto dello stipendio o della pensione, o una qualsiasi altra tipologia di credito al consumo, abbia la facoltà di estinguere anticipatamente il finanziamento. Quando? In pratica, in qualsiasi momento.
E non è tutto… Con la fattispecie dell’estinzione anticipata del prestito, il richiedente ha anche diritto a una riduzione del costo totale del finanziamento. Tale riduzione va calcolata sulla base degli interessi e dei costi dovuti per la restante durata del contratto.
Anche se la richiesta di estinzione anticipata del prestito può avvenire in qualsiasi momento e non ci sono dunque restrizioni rispetto alla tempistica, prima di presentare tale domanda conviene sempre preoccuparsi di due aspetti. Il primo: valutare le condizioni dell’operazione. E lo si può fare analizzando il contratto o rivolgendosi all’ente per avere lumi. Il secondo: informarsi sulle modalità burocratiche utili per poter avanzare la richiesta. Solo dopo che l’ente creditizio avrà effettuato gli opportuni calcoli per l’estinzione anticipata sarà infatti possibile procedere con la chiusura del finanziamento.
A ogni modo, nel nostro Paese, la legge tutela il diritto dei consumatori di estinguere anticipatamente ogni tipo di finanziamento. Secondo la normativa vigente, si ha sempre il diritto di restituire l’importo del prestito prima della scadenza naturale del contratto. E si può altresì ottenere così una riduzione del costo totale del credito. Un risparmio, come anticipato, pari agli interessi e ai costi per il periodo residuo del contratto.
La norma in questione è stabilita dalla Direttiva 2014/17/UE (la cosiddetta “Direttiva sui Crediti al Consumo”), recepita in Italia con il Decreto Legislativo 21 febbraio 2014, n. 21.
Inoltre, la Corte costituzionale ha riconosciuto il diritto del consumatore alla riduzione di tutti i costi sostenuti per il prestito nei casi di estinzione anticipata, indipendentemente dalla data in cui è stato firmato il contratto. Ciò significa che, se un consumatore decide di estinguere anticipatamente un prestito, ha il diritto di ottenere il rimborso non soltanto degli interessi non maturati ma anche di tutti gli altri costi collegati al prestito. Come, per esempio, le spese amministrative e le commissioni.
La Corte costituzionale ha anche stabilito che tale vincolo si applica a tutti i contratti, anche a quelli stipulati prima della pronuncia. Vale dunque la retroattività. E le banche e le finanziarie devono adeguarsi, rimborsando ai consumatori le somme dovute in caso di estinzione anticipata. La sentenza in questione è la n. 263 del 22 dicembre 2022.
Bisogna comunque far attenzione alle penali. Per estinguere il prestito prima della scadenza possono essere previste delle penali e delle commissioni da pagare come rimborso parziale. Di solito, la spesa per la chiusura anticipata del prestito si aggira intorno all’1% dell’importo (quando le rate residue da pagare sono dodici o più). Oppure allo 0,5% (quando le rate da pagare coprono un orizzonte temporale pari o inferiore a un anno).
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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