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I prestiti peer-to-peer o P2P vengono spesso presentati come la principale forma futura del finanziamento. Un accordo tra privati, che punta a trascendere l’intermediazione degli enti creditizi tradizionali.
Una valida alternativa per investire denaro, ma anche un nuovo canali per accedere a un finanziamento. Il peer-to-peer è di certo un sistema interessante, concettualmente vantaggioso e, per certi aspetti, foriero di eccitanti possibilità inedite tanto per l’investitore quanto per chi richiede un credito finalizzato. La “magia” avviene grazie alle tecnologie digitali.
Ma a fronte di numero crescente di piattaforme P2P, di cui alcune autorizzate e altre ancora abbastanza nebulose nel proprio ordinamento, è facile inciampare in situazioni paludose o in offerte poco trasparenti. Noto come social lending o lending crowdfunding, il P2P è nato formalmente nel Regno Unito meno di vent’anni fa. Nel 2004, infatti, è sorta l’idea di sfruttare il web per raccogliere denaro utile a finanziare progetti di privati e aziende, bypassando le banche e le vecchie finanziarie. Il concetto è quello di permettere accordi creditizi più flessibili e veloci attraverso la fattispecie del prestito tra pari.
Gli investitori possono dunque usare queste piattaforme per prestare denaro a dei progetti o a dei soggetti, e guadagnare attraverso gli interessi. Dire che non esiste intermediazione è però formalmente scorretto: sono le piattaforme, in questo caso, a fungere da intermediari, mettendo in contatto chi vuole investire con chi ha bisogno di fondi. I prestiti P2P, di solito, sono a medio termine, con rate mensili o settimanali. E i finanziamenti devono essere restituiti dal prestatore con gli interessi concordati. A gestire e a garantire la riscossione del pagamento e la distribuzione degli interessi agli investitori è appunto la piattaforma P2P.
L’aspetto più interessante del peer-to-peer è probabilmente la modalità di accesso al credito. Per farla breve, privati e aziende possono ottenere finanziamenti senza passare per le banche tradizionali sfruttando un marketplace dove poter presentare in diverse forme il proprio progetto (c’è chi usa video, chi allega precisissimi report), con dettagli sull’investimento richiesto e il rendimento atteso.
Alla luce di quanto detto, sembra dunque che il P2P lending offra davvero un’alternativa valida tanto a chi vuole investire denaro che a chi cerca dei finanziamenti. In teoria, il peer-to-peer può garantire un processo più diretto e, potenzialmente, più vantaggioso per ambo le parti. Oltre ai tempi più rapidi di risposta e istruttoria, lo strumento potrebbe anche dare accesso a finanziamenti con tassi più vantaggiosi.
Bisogna però sottolineare che ci si potrebbe esporre a un elevato rischio di insolvenza. Il peer-to-peer non è infatti lo strumento ideale per il credito al consumo e i mutui. In generale, i mutuatari (in quanto meno vincolati e controllabili) potrebbero non riuscire a restituire i prestiti, amplificando così il rischio per gli investitori. E, proprio per compensare questo rischio, i tassi d’interesse potrebbero anche rivelarsi più alti rispetto ai prestiti tradizionali, specie quando il finanziamento è più consistente.
Grazie alle nuove tecnologie, le piattaforme stanno comunque provando a rafforzare i meccanismi di controlli sulla storia creditizia di ogni richiedente. Ma il sistema è ancora giovane e non del tutto oliato, e per questo non garantisce una riduzione effettiva dei rischi di insolvenza.
C’è poi la questione chiave relativa alle norme: i prestiti al consumo e i mutui sono soggetti a regolamentazioni più rigide, messe in atto proprio per proteggere i consumatori. E non è detto che tali norme siano sempre rispettate dalle piattaforme P2P. Laddove si parli di prestiti al consumo o di mutui, e quindi di finanziamenti che richiedono somme di denaro più elevate, è meglio non sperare di poter ottenere buone condizioni dagli investitori P2P.
Un altro rischio legato all’uso del P2P è quello di un default della piattaforma. Se il canale che gestisce il finanziamento e il contatto fra creditori e debitori fallisce o chiude improvvisamente, chi ha chiesto denaro potrebbe perdere l’accesso ai propri fondi e chi ha investito potrebbe incontrare difficoltà nel recuperarli. È già successo in molti casi, anche se le piattaforme più affidabili e certificate offrono garanzie.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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