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La delega di pagamento è un prestito concesso a un lavoratore dipendente ed estinguibile mediante il trattenimento di quote dalla retribuzione mensile.
All’apparenza, da un punto di vista procedurale sembra che tale strumento finanziario abbia qualcosa in comune con la cessione del quinto dello stipendio. In realtà le due fattispecie si distinguono per alcuni aspetti fondamentali. Si definisce delega di pagamento lo strumento di credito disciplinato dall’articolo 1269 del Codice Civile. Si tratta sostanzialmente di un accordo che permette al debitore di delegare un terzo soggetto a effettuare il pagamento verso il creditore.
Il terzo soggetto, ovviamente, non è obbligato ad accettare l’incarico. Tuttavia, se lo accetta, si considera poi il pagamento come se fosse stato effettuato direttamente dal debitore. La cessione del quinto è invece una forma di prestito in cui il rimborso avviene trattenendo fino a un quinto dello stipendio (o della pensione) del debitore. Il debitore, che può essere appunto un lavoratore dipendente o un pensionato, deve quindi rapportarsi a un ente erogatore del prestito e al datore di lavoro o all’ente pensionistico.
Nella cessione del quinto, a differenza della delega di pagamento, il datore di lavoro (o l’ente pensionistico) è obbligato per legge a trattenere la rata direttamente dallo stipendio o dalla pensione del debitore. Quindi, la delega di pagamento non obbliga il terzo soggetto a intervenire e offre maggiore flessibilità nelle modalità di pagamento.
Inoltre, è uno strumento spesso sfruttato in contesti privati e aziendali. La cessione del quinto, invece, si fonda sull’obbligatorietà per il datore di lavoro o ente pensionistico e sulla predeterminazione della somma trattenuta (fino a un quinto dello stipendio o pensione). Tale strumento viene usata soprattutto per prestiti a lungo termine per lavoratori dipendenti e pensionati.
Nella delega, le trattenute vengono versate al finanziatore (banca o finanziaria) da parte del datore di lavoro. Cioè da colui a cui è stato conferito il relativo mandato irrevocabile da parte del lavoratore dipendente. E, per consuetudine, i finanziamenti con rimborso tramite delega di pagamento devono essere contenuti nel limite del 50% dello stipendio mensile netto (oppure a discrezione dell’azienda). In ciò la trattenuta può essere molto più alta rispetto alla cessione del quinto.
Secondo quanto stabilito dalla normativa, non occorre motivare la richiesta di finanziamento o presentare un giustificativo di spesa. E, sempre per legge, sono finanziabili anche clienti che hanno appena acceso una cessione del quinto e non hanno disponibilità del TFR. In questo caso, l’assunzione minima diventa di almeno ventiquattro mesi per i dipendenti di società di capitali.
Come nella cessione del quinto, la rata è fissa e costante per l’intera durata del prestito. Dunque, non muta al variare dei tassi, in quanto si tratta di un finanziamento che prestabilisce rata e durata. Per perfezionare il prestito con delega effettuata da parte di una amministrazione statale è necessario che, in precedenza, venga stabilita una convenzione da parte del soggetto erogante con l’amministrazione di appartenenza. I dipendenti statali o appartenenti alla pubblica amministrazione possono in genere contare sulla convenzione NoiPA. Tale convenzione prende il nome dal sistema informativo nato di recente per fare da interfaccia tra lo Stato e i suoi dipendenti.
Per le amministrazioni parastatali e le società a partecipazione maggioritaria da parte dello Stato funziona diversamente: in genere, queste realtà assumono gli incarichi di delegazione per prestiti anche in assenza di convenzione. In tutti gli altri casi, l’accettazione è discrezionale da parte dell’azienda.
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