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Il credito d’imposta è un’agevolazione fiscale dedicata alle imprese: è un’opportunità da sfruttare per ridurre l’importo delle imposte da versare allo Stato. Il suo concetto è strettamente connesso a quello di compensazione.
Sbaglia chi cerca di presentare il credito d’imposta come un buono sconto sulle tasse. Tale strumento è definito “credito”, ovvero un diritto economico che il contribuente, sia esso un’impresa o una persona fisica ha maturato nei confronti dello Stato. Anche per questo motivo tale fattispecie non va neanche confusa con il finanziamento.
Generalmente tale credito viene compensato attraverso le tasse da riconoscere al Fisco. La definizione migliore è quella di un meccanismo fiscale che consente a imprese e cittadini di ridurre l’importo delle imposte da versare allo Stato. Ma esistono diverse modalità di esplicazione di tale diritto. E, come accennato, un modo comune per utilizzare il credito d’imposta è compensarlo con altre imposte dovute. Ciò significa che il credito può essere utilizzato per pagare l’IVA, l’IRPEF, l’IRES, l’IRAP e altre imposte. Comprese le relative addizionali. La compensazione avviene tramite il modello F24.
Quando il Paese fatica, come è accaduto dopo la pandemia e poi con l’inflazione, lo Stato ha il dovere di rafforzare le misure di credito alle imprese. E tra le numerose possibilità di accesso alle liquidità, c’è appunto il credito d’imposta. La fattispecie che permette di ridurre l’ammontare dei debiti o delle imposte dovute. E che, in casi specifici, viene restituito attraverso la dichiarazione dei redditi.
Il meccanismo del credito d’imposta è intrinsecamente legato al concetto di compensazione. Intendiamo questo credito come un debito che lo Stato nei confronti del contribuente, perché incassando le tasse lo Stato ha il dovere di promuovere attività o investimenti… E se non riesce a farlo attivamente può farlo con la compensazione… Detta in altre parole: lo Stato salda il proprio debito con il contribuente permettendogli di pagare meno tasse nel momento in cui il contribuente stesso contribuisce ai piani politici, sociali ed economici fondamentali dello stato.
Con la compensazione si evita così la necessità di richiedere un rimborso diretto da parte dello Stato. E ciò semplifica le procedure amministrative sia per il contribuente che per l’amministrazione finanziaria. Inoltre, per molte imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, la possibilità di compensare immediatamente il credito d’imposta con le imposte dovute rappresenta un importante fonte di liquidità.
Oltre alla compensazione, è possibile cedere il credito d’imposta a terzi. In questo modo, chi riceve il credito può sfruttarlo per ridurre le proprie tasse. Mentre chi lo cede ottiene liquidità immediata. La cessione può essere a catena. Quindi, il nuovo titolare del credito può a sua volta cederlo a un altro soggetto.
Va però sottolineato che lo scopo principale del credito d’imposta è incentivare determinate attività economiche. Ad esempio, può essere concesso per supportare le piccole e medie imprese, le start-up e le iniziative imprenditoriali giovanili o in territori depressi dal punto di vista economico.
Lo Stato, per esempio, ha interesse che tramite questi crediti possano svilupparsi investimenti in ricerca e sviluppo. Visto che il Governo dovrebbe pagare promuovere la ricerca, preferisce delegare alle aziende, affinché attraverso la competizione diano slancio all’innovazione. Le imprese ottengono simili crediti anche con le assunzione. E in questo caso lo Stato introduce dei fondi ad hoc proprio per risolvere la questione della disoccupazione, magari agevolando chi favorisce l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. In molti casi, il credito arriva per investimenti in tecnologie verdi. E lo si fa per incentivare la transizione verso un’economia più sostenibile, così come richiesto dall’UE.
Per ottenere un credito d’imposta, è necessario soddisfare i requisiti previsti dalla legge e presentare la documentazione richiesta. La procedura varia a seconda del tipo di credito e delle normative vigenti. Il credito d’imposta può essere rimborsabile (se l’importo supera le tasse dovute: in tal caso lo Stato restituisce la differenza) o non rimborsabile (quando può essere usato solo per ridurre le tasse a zero). La normativa fiscale relativa ai crediti d’imposta è complessa e soggetta a frequenti modifiche. Per questo motivo, è difficile dare una visione d’insieme chiara.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
Collabora regolarmente con testate online autorevoli come BlitzQuotidiano.it e Lamiapartitaiva.it, offrendo ai lettori approfondimenti chiari e dettagliati su argomenti complessi quali prestiti, gestione del denaro, normative fiscali e strategie per l’ottimizzazione delle risorse economiche.
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