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L’annuncio del presidente americano Donald Trump di imporre dazi del 30% sulle importazioni europee avrà ripercussioni anche sui mutui?
I dazi dovrebbero partire dal primo agosto 2025. E c’è chi già paventa un effetto domino che andrà ben oltre l’export. L’impatto dei dazi potrebbe colpire anche i mutui, e in generale il costo della vita delle famiglie italiane. Trump minaccia dazi del 30%, ma dietro questa mossa potrebbe esserci molto più di una semplice misura economica. Non sappiamo ancora qual è il vero obiettivo del tycoon. Ma possiamo già prevedere quali potrebbero essere i suoi effetti indiretti.
Se l’economia dovesse rallentare in tutta l’Eurozona, la BCE potrebbe ridurre i tassi per stimolare investimenti e consumi. Lo ha già fatto negli ultimi due anni, anche senza dover affrontare dei dazi, e i risultati sono stati di contenimento della crisi più che d’incentivazione della ripresa. Il rischio più grande è che esploda di nuovo l’inflazione. In quel caso, i tagli della BCE potrebbero trasformarsi in un autogol.
Quanto potrebbe costare l’arrivo dei dazi all’Italia nessuno può dirlo con certezza. Il Codacons ha tuttavia provato a fare una stima, prevedendo una stangata da 4,2 miliardi di euro per le famiglie italiane. I dazi, secondo l’associazione di consumatori, dovrebbe comportare pesanti rincari su cibo, energia e mutui. Nello specifico, i mutui variabili potrebbero subire rincari mensili fino a 50 euro. Quelli fissi, per contro, diventerebbero meno convenienti per i nuovi acquirenti.
Parliamo di effetti indiretti. Dato che l’effetto diretto dei dazi sarebbe solo quello dell’aumento dei prezzi dei beni europei esportati negli USA. Da qui si leverebbe però l’immediata conseguenza di un export meno competitivo, con il rallentamento dell’economia. E se l’UE dovesse rispondere con controdazi, ovvero tassazione applicata sui beni importati, moltissimi servizi essenziali potrebbero diventare più cari. Dagli USA importiamo soprattutto energia. Quindi, le contromisure potrebbero far schizzare oltremisura i costi energetici per famiglie e aziende.
E, come anticipato, l’inflazione potrebbe spingere la BCE ad alzare i tassi d’interesse, facendo così diventare i mutui più cari per chi compra casa. Quindi il rischio attuale non dovrebbe essere solo economico, ma anche sociale. Ma fanno bene le famiglie con mutui in corso o in fase di richiesta a preoccuparsi? In realtà, l’UE e gli USA potrebbero ancora trovare un accordo entro agosto.
Trump sostiene che gli Stati Uniti siano stati derubati per decenni da tutti i partner commerciali, compresa l’Europa. A suo giudizio, le barriere tariffarie e non tariffarie europee hanno creato un deficit commerciale insostenibile per gli USA. Per questo, i dazi di agosto servirebbero a correggere lo squilibrio in atto, incentivando le aziende europee a produrre direttamente negli Stati Uniti per evitare le tariffe aggiuntive.
L’obiettivo reale del presidente degli USA potrebbe essere quello di mettere pressione all’UE. Una contorta strategia geopolitica, insomma, per ribadire il peso della potenza americana in un periodo di crisi. Molti analisti sostengono infatti che le percentuali annunciate (prima 10%, poi 50% e ora 30%) siano interpretabili appunto come strumenti di pressione. Nulla di stabile o di realmente ragionato. Secondo questa narrazione, Trump vorrebbe costringere l’UE a negoziare bilateralmente. Oppure starebbe provando a dividere i Paesi membri, per indebolire la posizione unitaria di Bruxelles.
Tutto ciò per ottenere un accesso facilitato per le aziende USA ai mercati europei e, soprattutto, modifiche ai regolamenti UE su investimenti e standard tecnici e tassazioni sulle big-tech statunitensi. Il risvolto della medaglia potrebbe essere un danno generalizzato, sia per il mercato USA che quello UE, ma soprattutto alle imprese e ai consumatori.
Capiremo presto qual è il vero scopo di Trump. Di certo, l’UE non è pronta a piegarsi al volere degli USA. Quanto al mercato dei finanziamenti immobiliari, i dazi al 30% annunciati da Trump contro l’UE non colpiranno direttamente i mutui, ma potranno avere effetti indiretti pesanti. E tutto dipenderà dalla strategia della BCE. Ovvero dalla politica con cui la Banca europea tenterà di reagire alla mossa di Trump. Alzando i tassi di interesse per contenere l’inflazione innescata dalla misura americana, si vedrebbero subito effetti sia sull’Euribor (che regola i mutui variabili) che l’IRS (che influisce sui mutui fissi)
Con un mutuo a tasso variabile da 150.000 euro con rimborso a venticinque anni, l’inflazione potrebbe far alzare subito i tassi dello 0,25%, con una spesa aggiuntiva annuale di circa 850 euro. Su venticinque anni, l’esborso ulteriore trascenderebbe il limite di 20.000 euro. Il rischio riguarda quindi chi ha un mutuo variabile in corso o sta pensando di richiederlo.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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