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I prestiti studenteschi sono particolari strumenti finanziari pensati per supportare quegli studenti che vogliono investire sulla loro formazione.
Il finanziamento serve appunto a sostenere le spese universitarie, master, corsi di specializzazione o formazione all’estero. Negli Stati Uniti, i prestiti studenteschi sono molto più centrali rispetto all’Italia. E i motivi sono vari. Di certo, culturalmente, i giovani statunitensi sono più orientati a fare da soli, cioè a non affidarsi alla famiglia, e dunque a indebitarsi per potersi iscrivere all’università o formarsi.
Ci sono anche delle importanti differenze strutturali ed economiche. Basti pensare al costo medio dell’istruzione universitaria. Un anno di studi in un’università americana costa come minimo 20.000 dollari, ma spesso scavalla il limite dei 50.000 dollari. In Italia, per le tasse, la spesa media è inferiore ai 1.000 euro. Solo le famiglie ad alto reddito pagano oltre i 3.000 euro.
In America, quindi, andare all’università è un investimento finanziario davvero oneroso. Un impegno che potremmo tranquillamente paragonare all’acquisto di una casa. Quindi, così come noi italiani pensiamo al mutuo, negli USA le famiglie pensano ai prestiti studenteschi. Lì, i finanziamenti diventano quasi obbligatori per accedere all’università. Dopo la laurea, uno studente esce con minimo 30.000 dollari di debiti. Da noi, invece, i prestiti non sono solo strumenti facoltativi ma anche molto meno diffusi.
Il più delle volte, in contesto italiano, i prestiti studenteschi sono richiesti solamente per master o studi all’estero. Inoltre, da noi, il rimborso inizia in genere dopo due o tre anni dalla fine del percorso e prevede tassi più bassi e piani flessibili. Negli USA, invece, il rimborso può durare dei decenni, con interessi che maturano ingigantendo a dismisura il debito. Anche lì, però, la legge interviene per tenere sotto controllo i tassi. O, almeno, lo faceva. Il presidente Trump, infatti, vorrebbe cambiare tutto.
Nel nostro Paese tali finanziamenti sono rivolti a studenti maggiorenni iscritti a corsi universitari o post-laurea. Possono essere richiesti senza garanzie reddituali. Molti prestiti sono infatti coperti da garanzia statale tramite il Fondo per il credito ai giovani. L’importo massimo è di 25.000 euro. E viene erogato in rate annuali da 3.000 a 5.000 euro.
Come anticipato, il rimborso può aver inizio dopo più di due anni. Con piani di rimborso che di norma sono decennali. E ci sono anche creditori che offrono agli studenti periodi di grazia o di preammortamento, durante i quali si pagano solo gli interessi. Ecco, gli interessi possono essere anche a zero. O arrivare a un massimo del 4%. Tutto ciò mentre negli Stati Uniti è in corso una dolorosa revisione del sistema dei prestiti studenteschi. L’amministrazione Trump ha deciso di colpire duro…
Biden, l’ex presidente, aveva introdotto il piano SAVE. Una specie di rottamazione per ridurre le rate e cancellare parte del debito degli studenti. Tale iniziativa è tuttavia stata bloccata da Trump. Quindi i tantissimi studenti (quasi 8 milioni) che si erano iscritti al piano SAVE torneranno a pagare interessi pieni, con un costo medio stimato di 3.500 dollari all’anno.
Il Dipartimento dell’Istruzione ha ripreso le attività di riscossione. E ha ripreso anche a pignorare dagli stipendi e dai conti correnti in caso di debiti. Trump ha deciso di limitare fortemente l’accesso ai prestiti federali agevolati, spingendo gli studenti verso prestiti privati, che hanno tassi più alti e meno protezioni. E molti richiedenti stanno vedendo le loro rate quadruplicare o decuplicare.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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