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Con il fallimento di un’azienda, il lavoratore perde il proprio impiego. E in mancanza di tutele da parte dello Stato, anche il proprio stipendio…
Uno dei requisiti di base per ottenere una cessione del quinto è che il lavoratore goda di un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ma cosa succede se il dipendente viene licenziato o se interviene il rischio del fallimento dell’azienda dove è impiegato?
La cessione del quinto dello stipendio è una forma di finanziamento dedicata ai lavoratori dipendenti (e ai pensionati), con una rata mensile fissa. L’importo della rata non può infatti superare un quinto dello stipendio netto mensile. Inoltre, la rata viene trattenuta direttamente dalla busta paga dal datore di lavoro e versata alla finanziaria o alla banca che ha concesso il prestito.
In questo senso, con il licenziamento o con il fallimento dell’azienda, verrebbe meno lo stipendio, che è il fondo da cui il creditore recupera la rata del finanziamento. Ebbene, i contratti di cessione del quinto contemplano anche queste possibilità.
Il datore di lavoro è infatti obbligato a utilizzare il TFR, cioè il trattamento di fine rapporto, maturato dal dipendente per estinguere, o almeno ridurre, il debito residuo. E se il TFR non è sufficiente a coprire il debito ancora in essere? C’è una soluzione anche in questa situazione.
Si tratta della polizza assicurativa. La cessione del quinto prevede infatti la stipula obbligatoria di una polizza assicurativa proprio per coprire i rischi di licenziamento o fallimento dell’azienda. Se il TFR non basta, la compagnia assicurativa interviene per coprire il debito residuo.
Ciononostante, il dipendente licenziato o esodato non risolve i suoi problemi. Diventa infatti debitore nei confronti della compagnia assicurativa, che richiederà il rimborso al soggetto nel momento in cui questi troverà un nuovo lavoro. La NASpI, la nuova assicurazione sociale per l’impiego, che viene concessa a chi perde il lavoro indipendentemente dalla proprio volontà, non è un sostegno direttamente progettato per coprire le rate di una cessione del quinto.
Quindi, se l’azienda fallisce, è la polizza rischio impiego a coprire il debito residuo. Con il dipendente potrebbe che comunque potrebbe dover affrontare delle difficoltà non solo nel trovare un nuovo lavoro ma anche nel ripagare la compagnia assicurativa.
Se poi il lavoratore è stato licenziato per giusta causa, la compagnia assicurativa potrebbe pure decidere di non rimborsare ciò che resta del debito. E l’ex dipendente che non è più in grado di pagare le rate da solo rischia così l’insolvenza. E verrà segnalato come cattivo pagatore.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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