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Non solo le fintech. Ormai anche le banche tradizionali sfruttano algoritmi e intelligenza artificiale per valutare la capacità di rimborso dei richiedenti. Ma per ogni prestito o finanziamento così concesso, l’UE vuole che i processi di valutazione automatizzati siano più trasparenti.
Le nuove tecnologie permettono ai creditori di raccogliere dati sui richiedenti molto più velocemente e con maggiore precisione. Inoltre, con i processi automatizzati di valutazione, i software dei creditori possono calcolare il credit score di ogni cliente. E, in base a tale dato, decidere se approvare o meno una richiesta di prestito.
I sistemi possono dunque raccogliere informazioni personali e finanziarie sul richiedente, per conoscere il suo reddito reale, lo storico dei pagamenti, tutti debiti esistenti e altre variabili rilevanti. Dopodiché gli algoritmi analizzano i dati raccolti per ottenere il punteggio di credito. Ovvero il valore che rappresenta il livello di rischio associato al concedere un prestito a quel richiedente.
A questo punto, in base al credit score e a tutti gli altri criteri predefiniti, il sistema decide se concedere o meno il finanziamento. Tutto ciò senza necessità dell’intervento umano. Secondo il GDPR, chiunque sia soggetto a una decisione automatizzata ha però il diritto di sapere come funziona il sistema. C’è anche bisogno che il creditore informi il richiedente sui dati sono stati utilizzati e quali criteri sono stati applicati.
I processi automatizzati sono oggi assai utili per velocizzare le decisioni ed eliminare l’errore umano. Inoltre, grazie all’automazione, i creditori abbassano i costi di gestione e possono dunque proporre al richiedente offerte più interessanti e convenienti. A fronte di questa convenienza, sono tuttavia sotto gli occhi di tutti i problemi relativi alla trasparenza e correttezza. Come sono raccolti questi dati? Sono sempre aggiornati? I software riescono a essere programmati su parametri non pregiudiziali?
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è dunque preoccupata di stabilire nuove regole a proposito dei diritti dei consumatori che hanno a che fare con processi automatizzati di valutazione del credit score. Il punto principale è quello di stabilire che i dati personali dei richiedenti vengano utilizzati in modo trasparente e corretto. Sia nei processi automatizzati riguardanti la profilazione che in quelli che determinano la valutare la solvibilità di una persona.
Per questo, se un ente creditizio utilizza processi automatizzati per prendere decisioni riguardano un consumatore, questi ha sempre il diritto di sapere come funziona il processo. C’è dunque necessità che il creditore offra al cliente una spiegazione chiara e semplice della logica e dei principi utilizzati per prendere queste decisioni.
L’ente creditizio deve anche preoccuparsi di rispettare le regole concernenti la protezione di dati di terzi e sui segreti commerciali. In questi casi, l’ente può rifiutarsi di concedere determinate informazioni. Tali novità sono state introdotte da una sentenza del 27 febbraio 2027. Una pronuncia che di fatto rafforza i diritti delle persone sulla trasparenza e la comprensione di come i loro dati vengono utilizzati in decisioni automatizzate. Ma tiene anche conto della protezione di informazioni riservate.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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