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L’UE dovrebbe annunciare a ore una nuova sforbiciata per portare il valore del tasso sui depositi a 2,75%. La BCE punta su una politica economica più espansiva e aggressiva?
La BCE non può fermarsi. E per rispondere ai dazi minacciati da Trump, l’UE deve pensare a una nuova strategia, atta a mitigare le possibili conseguenze negative della politica statunitense. Di certo, si partirà puntando sul dialogo, ma bisogna anche pensare a un possibile approccio più coraggioso in politica monetaria.
In sintesi, la BCE potrebbe continuare a cercare di bilanciare la necessità di sostenere la crescita economica con il controllo dell’inflazione. Tutto ciò, mentre ci si prepara a rispondere alle sfide poste dai dazi commerciali voluti o evocati da Donald Trump. La situazione è parecchio delicata. E tutti gli analisti dovranno monitorare non solo i dati di crescita economica dei Paesi UE ma anche come reagiranno i mercati alle politiche USA, alla possibile fine del conflitto fra Ucraina e Russia e alla risposta della Cina alle intenzioni di Trump.
La prima mossa da parte della BCE è un’altra sforbiciata ai tassi. Il 30 gennaio 2025 si attende infatti l’annuncio ufficiale del quinto taglio consecutivo. E anche il prossimo taglio sarà da 25 punti base. Il tasso di riferimento, quello sui depositi, passerà così dal 3% al 2,75%.
Il tasso sui rifinanziamenti principali scenderà di conseguenza al 2,90%. Invece, il tasso sui prestiti marginali andrà al 3,15%. La traiettoria della discesa dei tassi appare dunque tracciata. Ma dalla UE continuano a levarsi inviti alla prudenza. Non è infatti possibile capire quando e come il calo dei tassi d’interesse dovrà fermarsi.
Qualcuno immagina che, prossimamente, arriverà un taglio dei tassi di 50 punti base. Ma appare difficile. Di certo ci si fermerà a 25 punti domani. Il quinto taglio dei tassi di interesse da parte della BCE punta a esprimere al più presto degli effetti positivi sull’economia dell’Eurozona. Ma è impossibile parlare di benefici sicuri. Di certo, con i tassi di interesse più bassi, i nuovi prestiti diventano meno costosi per le imprese e le famiglie. E ciò potrebbe stimolare gli investimenti e l’acquisto di beni di consumo. Ci si aspetta anche che i mutui variabili diventeranno più economici e che sia di nuovo incentivato il mercato immobiliare.
Ma è poco prevedibile l’impatto sui redditi reali delle famiglie e sulla crescita della domanda interna. Anche perché la BCE mira a mantenere l’inflazione vicina al suo obiettivo del 2% a medio termine. Un risultato che, però, dipenderà da vari fattori, tra cui la risposta delle imprese e dei consumatori, dai mercati e, soprattutto, dalle dinamiche economiche globali.
La BCE sta adottando un approccio graduale e basato sui dati per le sue decisioni future. La presidente Christine Lagarde ha sottolineato che l’economia dell’Eurozona sta ancora affrontando circostanze avverse, ma il processo di disinflazione è ben avviato4. Tuttavia, la BCE deve anche considerare le possibili ripercussioni dei dazi minacciati dall’amministrazione Trump6
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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