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Il TFR può fungere da garanzia per un finanziamento con cessione del quinto un prestito tramite finanziaria. In caso di insolvenza del datore di lavoro, il lavoratore può richiedere il pagamento del TFR accumulato.
Il trattamento di fine rapporto è una somma di denaro che un lavoratore ha diritto a ricevere alla fine del rapporto di lavoro. Di norma, indipendentemente dalla causa della cessazione. Non è una vera e propria liquidazione, ma più un recupero dell’insieme di piccole parti della retribuzione che sono state accumulate durante gli anni di servizio.
Il TFR si calcola appunto sommando per ogni anno di servizio un importo pari alla retribuzione annua, ma non superiore alla retribuzione annua divisa per 13,5. Per le frazioni di anno, la quota va proporzionalmente ridotta. Tale calcolo interessa anche quando si ha a che fare con un finanziamento. Per esempio con una cessione del quinto.
La cessione del quinto, che abbiamo più volte presentato come un finanziamento facile da ottenere per i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato e i pensionati, è un prestito con basso rischio di insolvenza. Insieme al contratto di cessione del quinto si stipula anche una polizza obbligatoria per coprire l’eventuale mancato rimborso.
La rata del rimborso ha cadenza mensile e il datore di lavoro (o l’ente pensionistico) deve quindi provvedere a trattenere l’importo direttamente dalla busta paga. O dal cedolino della pensione. Poi, c’è un’altra garanzia data appunto dal TRF del debitore. Anche se il TFR viene erogato al lavoratore alla fine del rapporto di lavoro, può essere destinato anche come garanzia in un finanziamento.
Dunque, il TFR accumulato dal lavoratore durante il periodo di lavoro può essere sfruttato come garanzia aggiuntiva per un prestito. Così, in caso di cessazione del rapporto di lavoro o insolvenza, il creditore può rivalersi sul trattamento di fine lavoro per recuperare il credito residuo.
In questo senso, l’importo del TFR può influenzare l’ammontare del prestito che il lavoratore può ottenere. Maggiore è il trattamento di fine lavoro accumulato e maggiore è la fiducia della banca, del creditore o della finanziaria nel concedere un prestito di importo più elevato. E con la cessione del quinto, il lavoratore autorizza appunto il creditore a prelevare una parte del TFR in caso di cessazione del rapporto di lavoro.
Di base, la prima garanzia è data sempre dall’assicurazione. Ma ci sono casi in cui serve anche il TFR. Come tutela per chi ha prestato i soldi nel caso in cui il lavoro (sul cui stipendio si trattiene mensilmente la rata) si interrompa prima che il prestito sia completamente rimborsato. In questi casi, la banca o la finanziaria possono richiedere l’intero TFR maturato per coprire il debito residuo. E se il TFR non è sufficiente a coprire l’intero debito? A quel punto, il debitore dovrebbe inventarsi qualcosa per rimborsare la parte mancante con altre risorse.
Bisogna comunque ricordare che ogni lavoratore ha diritto di chiedere un anticipo sul TFR ma solo se ha un’anzianità di lavoro in quell’azienda di almeno otto anni. Inoltre, la normativa vigente impone che non si possa chiedere più del 70% della somma totale e che la richiesta vada redatta e motivata in modo molto dettagliato. In pratica, il TFR può essere anticipato in caso di spese urgenti o essenziali come l’acquisto della prima casa, per terapie mediche. Oppure per spese relative alla paternità, alla maternità e ai congedi parentali.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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