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Una recente sentenza della Corte di Giustizia di Roma ha stabilito quando il cash pooling non può essere definito come un finanziamento.
Quando il cash pooling assume caratteristiche di azzeramento giornaliero non può essere considerato un finanziamento. Lo ha decretato la Corte di Giustizia di Roma con la sentenza 15121/20/2024. E si tratta di una delibera importantissima per la regolazione della fiscalità delle multinazionali.
In pratica, è arrivata la conferma che lo zero balance cash pooling si configura come uno strumento di gestione finanziaria del gruppo e non come un contratto di finanziamento. Per cash pooling si intende quel particolare sistema utilizzato dalle multinazionali per gestire la liquidità dei vari conti bancari delle loro società affiliate. L’obiettivo principale di tale strategia, di norma, è quello di ottimizzare la gestione del contante, per ridurre i costi relativi agli interessi e migliorare l’efficienza operativa nella gestione dei prestiti.
Esistono diversi tipi di cash pooling, e il più diffuso è il citato zero balance cash pooling, o cash pooling ad azzeramento giornaliero. Con tale metodo i saldi dei conti delle società affiliate vengono azzerati ogni giorno. Il denaro viene poi trasferito automaticamente tra i conti delle società affiliate e il conto centrale della società madre.
Ecco la magia: tutti i conti bancari delle diverse società del gruppo vengano messi insieme e azzerati. Se una società ha un saldo positivo (più soldi del necessario), quel denaro viene trasferito al conto centrale. Se ha un saldo negativo (meno soldi del necessario), il conto centrale copre quel deficit. Il giorno successivo, tutto ricomincia da capo. Sì… non suona molto lineare, ma è perfettamente lecito.
La sentenza 15121/20/2024 ha stabilito appunto che il cash pooling ad azzeramento giornaliero non deve essere considerato un finanziamento. E ciò significa che i trasferimenti di denaro tra i conti non sono visti come prestiti o debiti. Tale distinzione è cruciale perché influisce sul modo in cui le multinazionali devono gestire la fiscalità e la contabilità. Se fosse considerato un finanziamento, comporterebbe diverse implicazioni fiscali e regolamentari.
In definitiva la decisione della Corte aiuta le multinazionali a gestire meglio i loro fondi senza incorrere in varie complicazioni fiscali. Ma, al contempo, chiarisce meglio le regole del gioco, limitando alcuni trucchi messi in atto con troppa nonchalance da tantissime grosse aziende. Di certo ci vuole più chiarezza e trasparenza in certe grosse operazioni finanziarie quotidiane.
L’uso del cash pooling a zero balance da parte delle multinazionali non è di per sé losco o illegale: è una pratica di gestione della liquidità legittima e anche molto diffusa. Si tratta sostanzialmente di ottimizzare l’uso del contante all’interno del gruppo, riducendo i costi di finanziamento e migliorando l’efficienza operativa.
Eppure tale strumento finanziario può essere sfruttato anche in modo poco trasparente, cioè per nascondere entrate o evadere tasse.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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