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Banche e finanziarie sembrano alquanto refrattarie nel concedere il prestito vitalizio ipotecario: ha senso?
Parliamo di uno strumento che in realtà rivela molteplici vantaggi e che, in altri Paesi, è un finanziamento assai sfruttato e quindi diffuso. Il prestito vitalizio ipotecario non è altro che un credito a lungo termine riservato a persone con più di sessant’anni. La concessione finanziaria è garantita da un’ipoteca su un immobile residenziale, di norma la casa di proprietà del richiedente. Dura per tutta la vita del beneficiario del prestito o, in alternativa, del più longevo tra più richiedenti.
Insomma, si tratta di una soluzione che può rivelarsi parecchio utile per chi ha gode di patrimonio immobiliare abbastanza consistente e ha necessita di liquidità. Secondo l’iter standard, il capitale viene rimborsato integralmente soltanto al momento della morte del richiedente (o del già citato più longevo tra i richiedenti). In alternativa, il rimborso avviene in caso di vendita o trasferimento dell’immobile. La garanzia si esplica sotto forma di un’ipoteca di primo grado. E ciò significa che ha la precedenza su eventuali altre ipoteche future.
Il vantaggio principale per il richiedente, oltre ai fondi incassati, è che può continuare ad abitare nell’immobile senza doverlo vendere. Il prestito vitalizio ipotecario permette dunque di ottenere liquidità senza dover vendere la propria casa. E non ci sono rate da pagare, dato che il rimborso avviene solo alla morte del richiedente o alla vendita dell’immobile.
Con un simile finanziamento è possibile ottenere somme molto alte. Anche fino a 350.000 euro… Ovviamente, dipende del valore della casa e dell’età del richiedente. È dunque fondamentale valutare bene il valore dell’immobile e tenere in considerazione le eventuali fluttuazioni del mercato. Ci sono momenti, in cui il mercato immobiliare attraversa congiunture favorevoli alla vendita, in cui può essere assai più conveniente negoziare un simile prestito.
Il rischio insito nel prestito è quello di perdere la casa. Il richiedente si sente però tutelato, dato che per contratto, potrà abitarci vita natural durante. Gli eredi, tuttavia, non sono svantaggiati a priori. Alla morte del richiedente, infatti, gli eredi diventano i responsabili del rimborso del prestito, che include la quota capitale e gli interessi maturati. Se vogliono: pagando il prestito, possono rientrare del possesso dell’immobile.
E, in teoria, hanno tutto il tempo per organizzarsi finanziariamente prima di dover rimborsare il prestito. A ogni modo, se il valore dell’immobile non copre completamente il debito, gli eredi non sono obbligati a pagare la differenza. In sintesi, il prestito vitalizio ipotecario offre un’opportunità di liquidità per il richiedente e al contempo delle opzioni flessibili per gli eredi, rendendolo una soluzione finanziaria interessante per molte famiglie.
Nel nostro Paese l’importo del prestito è in genere compreso tra un minimo del 15% e un massimo del 50% del valore dell’immobile. La percentuale cambia in base all’età del mutuatario: più alta l’età, maggiore è l’importo del finanziamento. Conta poi, ovviamente, anche il valore dell’immobile, che viene determinato con una perizia organizzata del soggetto finanziatore.
Le banche possono offrire vari tipi di prestito vitalizio ipotecario e decidere i tassi d’interesse da applicare. Quando si stipula il contratto, il richiedente può insomma concordare con la banca come ricevere i soldi e come pagare gli interessi. A tutela dei mutuatari la legge permette di intestare il prestito a due richiedenti (compresi i conviventi, non solo ai coniugi). Inoltre, le banche devono essere trasparenti sugli interessi maturati e su tutte le spese da pagare. In genere, se il richiedente non paga dodici rate (prima erano solo sette), la casa verrà venduta al valore di mercato per rimborsare il prestito.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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