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Nel nostro Paese i finanziamenti per l’acquisto delle auto sono deducibili solo in alcuni casi particolare. Il 100% della deducibilità, per esempio, è possibile solo se il veicolo è utilizzato come bene strumentale. Oppure se è adibito a uso pubblico.
I costi di finanziamento per comprare un’auto sono deducibili al 70% quando la vettura è assegnata in uso promiscuo ai dipendenti. Poi è possibile una deduzione del 20 se il veicolo non è assegnato in uso promiscuo ai dipendenti. Tutte queste deduzioni si applicano però solamente agli interessi passivi sui finanziamenti per l’acquisto di auto, camion o altri veicoli. Così come stabilito dall’articolo 164 del TIUR.
Qualcuno, però, qualche mese fa ha parlato della possibilità di rendere deducibili dalle tasse tutti gli interessi dei finanziamenti per l’acquisto di un’auto. Un po’ come succede da noi per il mutuo prima casa. L’idea è stata lanciata negli Stati Uniti da Donald Trump, durante la campagna elettorale.
Donald Trump ha lanciato questa suggestione a ottobre 2024. In pratica, ha proposto di rendere deducibili dalle tasse gli interessi sui prestiti e i finanziamenti per l’acquisto di auto. Lo ha fatto durante un discorso al Detroit Economic Club. Il presidente ha presentato l’idea come parte fondamentale del suo piano per rilanciare l’industria automobilistica americana. Ha senso?
L’obiettivo potrebbe essere quello di rendere più accessibile l’acquisto di veicoli per le famiglie e le piccole imprese, stimolando così la produzione nazionale di automobili. E infatti Trump ha sottolineato che una simile misura potrebbe abbassare i costi per i richiedenti e i consumatori e rendere di nuovo conveniente l’acquisto di veicoli.
La proposta ha generato un ampio e acceso dibattito negli States. Ma non è stata accolta con entusiasmo dal sindacato UAW. Si tratta del gruppo che rappresenta i lavoratori di vari settori industriali, tra cui quello dell’automobile. Anzi, durante la campagna elettorale, l’UAW ha sempre sostenuto la Harris. Inoltre, vari analisti hanno interpretato le esternazioni di Trump alla stregua di trovate elettorali fine a loro stesse.
Per attuare una simile misura sarebbe necessario che il Congresso approvasse una legge ad hoc. Anche se Trump è presidente, non può in alcun modo mandare avanti quest’idea da solo… Anche all’interno del partito repubblicano, la proposta ha suscitato varie discussioni. Gli esperti di economia hanno invece già giudicato l’idea come impraticabile o comunque poco utile: aiuterebbe solo i redditi più alti e difficilmente risolleverebbe il mercato dell’auto. Gli americani sono un popolo pesantemente indebitato: i prestiti per comprare delle auto raggiungono una somma complessiva spaventosa. Qualcuno ha parlato di un debit di circa 1,63 trilioni di dollari in prestiti per auto. Secondo la Federal Reseve, dopo i mutui per la casa, i finanziamenti auto sono negli USA la seconda categoria di debito più grande.
Intanto Donald Trump ha già minacciato di eliminare i crediti d’imposta per i veicoli elettrici, inoltre ha promesso di istituire una tariffa doganale universale fino al 20% su tutti i beni in arrivo negli Stati Uniti e una tassa del 25% sulle importazioni da Messico e Canada… E molte delle auto vendute negli Stati Uniti sono costruite appunto in Messico (Honda e Ford hanno fabbriche nel Paese). Ecco perché si teme che potrebbe aumentare di parecchio il costo delle auto vendute.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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