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Uno degli indicatori chiave di salute finanziaria è il rapporto debito-reddito (Debt-to-Income Ratio, o DTI). Di cosa si tratta e come migliorarlo?
Il DTI è una misura che confronta la quantità di debito mensile con il reddito mensile lordo. Tale indicatore è fondamentale per stabilire la capacità di una persona di gestire i propri debiti. Per questo è uno dei metodi spesso utilizzati dai creditori per valutare la solvibilità di un individuo. Ecco perché il rapporto debito-reddito ha a che fare sia con il benessere finanziario privato che con la capacità di ottenere finanziamenti.
Il DTI si calcola dividendo il totale (cioè la somma) delle spese mensili di un soggetto relative al pagamento dei debiti (mutuo, prestiti vari, carte di credito per il reddito mensile lordo. Quest’ultimo parametro indica semplicemente il reddito prima delle tasse e altre detrazioni. Il risultato di tale operazione è una percentuale che indica quanto del reddito di un contribuente viene utilizzato per coprire i suoi debiti.
Con un DTI inferiore al 36% i creditori considerano il richiedente affidabile: la percentuale è interpretata da chi concede mutui e finanziamenti come un segno di stabilità finanziaria. Quando il rapporto è tra il 37 e il 49% cominciano a risuonare i primi campanelli di allarme: per il creditore, il richiedente potrebbe avere difficoltà a sostenere altri debiti. Se il DTI trascende il 50% è molto complicato che l’ente creditizio possa approvare un prestito.
Quando il rapporto supera la soglia di rischio del 49% significa che è arrivato il momento di ridurre i propri debiti. Quindi bisogna trovare il modo di pagare, almeno i debiti con tassi di interesse elevati. Serve anche cercare qualche entrata extra. E, inevitabilmente, diventa fondamentale evitare di contrarre altri debiti.
Quando un soggetto richiede un prestito, banche e istituti finanziari esamineranno il rapporto debito-reddito dell’interlocutore. E anche se un DTI non dovesse precludere del tutto al finanziamento comporterebbe comunque condizioni meno favorevoli, come tassi d’interesse più alti.
Uno dei consigli pratici in questi casi è cercare di razionalizzare i debiti, attraverso il consolidamento, oppure evitando di usare le carte di credito per le spese quotidiane. Anche se il rapporto DTI non distingue tra diversi tipi di debito e i loro costi di servizio, le carte di credito hanno generalmente tassi di interesse più elevati rispetto ai prestiti ma sono raggruppati in un’unica somma ai fini del calcolo del rapporto. Trasferendo i saldi dalle carte ad alto tasso di interesse a una carta di credito a basso interesse, i pagamenti mensili diminuirebbero. Di conseguenza, i pagamenti mensili totali del debito e il rapporto DTI calerebbero ma il debito totale ancora da estinguere resterebbe invariato.
Ed è anche meglio evitare di chiedere nuovi prestiti per pagare i vecchi debiti. Dopo una valutazione dettagliata dell’ammontare dei propri debiti, potrebbe convenire impostare dei pagamenti automatico, a rate, in modo da non dimenticare le scadenze, aumentando per quanto possibile il pagamento minimo.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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