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Gli ultimi dati mostrano che la cessione del quinto è un fenomeno in costante aumento in Italia. Perché è sbagliato demonizzare questa forma di prestito.
Secondo l’ultimo rapporto dell’INPS il valore complessivo di questo tipo di finanziamento è passato in una dozzina di anni da poco più di 10 miliardi di euro (dato relativo al 2011) a oltre 18 miliardi (dato relativo alla primo semestre 2024). Proprio in base a questo imprevisto sviluppo della forma di finanziamento, più voci parlano di una situazione critica o preoccupante. La crescente dipendenza da questo tipo di finanziamento viene dunque interpretata come un male per i portafogli di lavoratori e pensionati. Ma è davvero così?
Di base, chi demonizza la cessione del quinto mette in discussione la consapevolezza finanziaria, la libertà di scelta e la capacità di gestione dei debiti di chi richiede tale forma di prestito. Eppure ogni strumento finanziario in sé rivela vantaggi e rischi. La chiave, anche in questo caso, è che lo strumento sia sfruttato con responsabilità e coscienza, dunque che il richiedente sia ben informato e che possa scegliere fra più offerte. Se gestito correttamente, il prestito sotto forma di cessione del quinto non è altro che un’opzione conveniente e flessibile per ottenere liquidità. Tutto sta nel non lasciarsi trascinare in una spirale di debiti.
Sembra altresì poco opportuno generalizzare e giudicare le finalità del prestito. Anche se la cessione del quinto viene spesso utilizzata per coprire consumi piuttosto che per investimenti o emergenze, ciò non rende il finanziamento futile o poco sensato.
Più che altro, se lavoratori e pensionati sono costretti a dipendere dalla cessione del quinto per poter coprire le loro spese ordinarie, sarebbe il caso di analizzare con maggiore attenzione il motivo che li spinge a ricorrere al credito e a non basarsi sulle risorse disponibili attraverso salari, pensioni e risparmi.
Non è solo una questione di accesso al credito, né di come le persone gestiscono e pianificano le loro finanze… Semmai è importante porre l’accento sul costo della vita e sul reale potere d’acquisto di stipendi e pensioni. Sì, il numero di contratti stipulati con cessione del quinto è in costante aumento, e ciò significa innanzitutto che molti lavoratori e pensionati hanno bisogno di finanziamenti per poter ottenere liquidità immediata, dato che gli assegni (di retribuzione o previdenziali) percepiti mensilmente non bastano.
La cessione del quinto dello stipendio, quale forma di prestito personale in cui il debitore autorizza la banca o la finanziaria a trattenere automaticamente il 20% del proprio stipendio netto ogni mese fino al completo rimborso del debito, è una fattispecie prevista e regolata dalla legge.
Se il lavoratore destina parte del reddito mensile al rimborso del debito lo fa per poter far fronte a spese che ritiene utili. La riduzione del potere d’acquisto, dunque, è la causa e non l’effetto del fenomeno della crescita dei prestiti con cessione del quinto. La crescente dipendenza da questo tipo di finanziamento andrebbe dunque interpretata come un segnale di difficoltà economiche e non solamente come potenziale trend di indebitamento tra i lavoratori.
Per molti richiedenti la cessione del quinto è un’opportunità. Anche chi ha una storia creditizia non perfetta o pulitissima può accedere senza troppi problemi a questo tipo di prestito, i cui tassi di interesse appaiono più bassi e dunque convenienti rispetto ad altri prestiti non garantiti. La detrazione diretta dallo stipendio o dalla pensione semplifica la gestione del pagamento e riduce il rischio di dimenticanze. In più, offre una garanzia di rientro del debito per il creditore, ma anche per il richiedente.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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