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VC e PE: venture capital e private equity… Capitale fresco e senza indebitamento per le aziende. Come funzionano davvero i finanziamenti che non sono prestiti.
I soldi arrivano alle aziende e non vanno restituiti. Il punto è che non facile accedere a questi capitali. La selezione è infatti durissima. Solamente una piccola percentuale delle aziende viene finanziata. E bisogna mettere in conto delle due diligence parecchio faticose. Prima di investire, i fondi analizzano i bilanci, la governance, il mercato, le prestazioni del team. Serve poi un piano industriale solido e ambizioso. E bisogna essere pronti a cedere parte del controllo sull’azienda.
In Italia, nel 2025, secondo i dati AIFI, gli investimenti in private equity e venture capital sono in forte crescita. Nei primi cinque mesi del 2025 si sono chiusi più di centottanta deal. Sembrano pochi, ma è un record storico. I settori più attrattivi sono quelli della manifattura, dell’ICT, del food & beverage e della difesa. Ci sono stati investimenti anche in start-up tecnologiche legate all’ecologia e alla space economy.
E, a quanto pare, pure il Governo vorrebbe suggerire alle casse previdenziali e ai fondi pensione a investire con più coraggio nel venture capital, sia per sostenere l’innovazione nazionale che per dare un po’ di smalto all’economia. Si tratta infatti di promuovere le società e le attività imprenditoriali più interessanti. E di dare una mano a chi da solo non ce la fa…
Le aziende in difficoltà vorrebbero sempre che intervenisse un investitore interessato a condividere i rischi, senza dover cedere a nuovi debiti, ad altre rate. Ma come funziona davvero l’ingresso nel capitale da parte di fondi specializzati, in cambio di una quota societaria? Quali sono i vantaggi reali e quali i rischi? Il venture capital è, per definizione, il capitale che viene investito in start-up o imprese giovani, spesso ancora in perdita, ma con grande potenziale di crescita.
In questi casi, si investe in cambio di quote societarie e con l’obiettivo è aiutare l’azienda a crescere rapidamente. Di norma, con la formula del venture capital, il fondo esce dopo qualche anno, rivendendo la sua quota con profitto… Per spiegarla in modo facile è come scommettere su un giovane artista prima che diventi famoso. E non è tutto, dato che i fondi, oltre a metterci il capitale intervengono anche con competenze manageriali, in un orizzonte di medio-lungo termine e con una prospettiva di massimo allineamento strategico.
Quando il capitale è investito in aziende già mature, si parla invece di private equity. E qui l’investimento è offerto a società che vogliono espandersi o ristrutturarsi. Oppure che vogliono fare acquisizioni. O che si stanno preparano alla quotazione in borsa. Anche in questo caso le società possono ottenere capitale fresco senza indebitamento e poter godere di un investitore che oltre ai soldi porterà esperienza, contatti e strategie.
Grazie al private equity, la crescita dovrebbe essere garantita. E, quando le cose girano bene, sarà possibile entrare in nuovi mercati, fare acquisizioni… Tutto ciò prevedendo un’uscita strategica del fondo dopo un po’ di anni, cosicché l’azienda possa tornare a essere autonoma o diventare parte di un gruppo più grande. Ci sono ovviamente dei rischi. Non tutti i mecenati sono disinteressati. E non tutte le imprese sono pronte a condividere il timone… Il fondo può influenzare le decisioni aziendali. E se le cose vanno male, gli investitori possono spingere per vendere o tagliare.
Bisogna quindi mettere in conto un allineamento strategico. Vale a dire una convergenza pressoché totale di obiettivi tra l’azienda e il fondo che entra nel capitale. Non si deve trattare solo di soldi, ma di una vera e propria partnership operativa. Quindi, l’azienda dovrà aprirsi a possibili modifiche nella governance. Come per esempio, l’inserimento di manager esterni. E bisogna mettere subito in chiaro alcuni concetti chiave, come le strategie di uscita. Cioè: IPO, vendita a un gruppo industriale, buy-back. Come si suol dire: patti chiari, amicizia lunga!
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
Collabora regolarmente con testate online autorevoli come BlitzQuotidiano.it e Lamiapartitaiva.it, offrendo ai lettori approfondimenti chiari e dettagliati su argomenti complessi quali prestiti, gestione del denaro, normative fiscali e strategie per l’ottimizzazione delle risorse economiche.
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