
Ottieni un finanziamento non vincolato all'acquisto di beni o servizi.
Si torna a parlare di POC non standard, i prestiti obbligazionari convertibili che la Consob ha di recente messo sotto accusa. Cosa succede?
POC sta appunto per prestiti obbligazionari convertibili. Particolari strumenti finanziari che permettono a un investitore di prestare denaro a una società in cambio di obbligazioni. Titoli che in futuro potranno essere convertite in azioni. Ma è bene chiarire subito che esistono due tipi di POC. I POC di tipo standard sono rivolti a più investitori. E hanno un prezzo di conversione chiaro, cioè fissato già in partenza. Gli altri POC, quelli non standard, mirano a un unico investitore e hanno meccanismi di guadagno (prezzi di conversione) variabili.
La prima categoria di prestiti obbligazionari convertibili prevede dei rischi, come in tutti gli investimenti, ma controllati e comunque gestibili attraverso un’attenta pianificazione. I POC non standard attirano proprio perché hanno uno sconto del 5 o del 10%. In pratica, il prezzo di conversione non è fisso, ma viene calcolato al momento del passaggio delle azioni sulla base del prezzo di mercato delle azioni stesse. Ed è così che entra in gioco lo sconto. La formula tipica è la seguente: il prezzo si basa sul prodotto fra la media dei prezzi degli ultimi dieci, venti, trenta o cento giorni e una percentuale scontata.
Quindi, se per esempio il prezzo medio delle azioni negli ultimi dieci giorni è pari a un euro, considerando uno sconto del 10%, il prezzo di conversione sarà di 90 centesimi. Di conseguenza, il fondo riceve azioni a 90 centesimi, anche se sul mercato valgono un euro. E le azioni possono dunque essere rivendute subito, con un guadagno certo del 10%.
ln questi casi, il fondo ha interesse a far scendere il prezzo dell’azione, perché più scende, più azioni può ricevere. Un meccanismo che crea pressione ribassista continua sul titolo. In genere, gli azionisti esistenti vengono diluiti. Ogni nuova conversione aumenta infatti il numero di azioni in circolazione, riducendo così il valore delle quote esistenti. E, in casi estremi, il titolo può crollare. Ovvero perdere fino al 90% del proprio valore nello spazio di pochi mesi. Una truffa?
All’apparenza, il meccanismo dei POC non standard sembra neutro, perché puramente tecnico. Più in profondità, però, cela una pericolosamente logica predatoria. Il prezzo variabile con sconto è come una tassa occulta. In pratica, più la società è debole, più paga caro il denaro che riceve.
Il meccanismo, pur essendo perfettamente legale, ha effetti devastanti. E il problema è che i prestiti obbligazionari convertibili non standard sono gli strumenti più usati dalle società in crisi, spesso quotate su mercati poco liquidi. Come per esempio l’Euronext Growth Milan. Ma cedere le obbligazioni a un fondo speculativo in cambio di liquidità immediata è un rischio troppo grande. Questo denuncia la Consob.
Con il richiamo di attenzione n. 14/25, l’authority ha infatti rafforzato gli obblighi informativi per le società che usano POC non standard. E non solo. Ha anche invitato gli investitori a valutare più attentamente i rischi di questi prestiti. Ma la situazione è comunque preoccupante. Dovrebbe intervenire forse lo Stato… Dato che questi strumenti rappresentano spesso l’ultima spiaggia per aziende disperate o in crisi profonda. E che lo sforzo è un suicidio annunciato. Molto raramente i POC non standard portano a un vero rilancio. Secondo la Consob le perdite arrivavano anche fino all’80%.
Se un’azienda ha bisogno di liquidità, dovrebbe tuttavia evitare strumenti ad alto rischio come i prestiti obbligazionari convertibili non standard. Il punto è capire quali sono le alternative più sostenibili e trasparenti. O, almeno, meno diluitive. E la scelta deve dipendere dallo stato di salute dell’azienda, dal settore e dai soldi di cui si ha bisogno. Bisogna per esempio rivalutare il finanziamento bancario classico o aprirsi alle linee di credito con le fin-tech. I prestiti a medio-lungo termine concessi da banche o istituti finanziari non prevedono diluizioni azionarie e hanno spesso tassi più bassi del POC. Inoltre lasciano quasi sempre la possibilità di rinegoziare l’accordo.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
Collabora regolarmente con testate online autorevoli come BlitzQuotidiano.it e Lamiapartitaiva.it, offrendo ai lettori approfondimenti chiari e dettagliati su argomenti complessi quali prestiti, gestione del denaro, normative fiscali e strategie per l’ottimizzazione delle risorse economiche.
All'apparenza, il mercato del credito sembra un po' ins...
VC e PE: venture capital e private equity... Capitale f...
Prestiti.com proprietà di WEB 365 Srl – Piazza Tarquinia 5 – 00183 Roma RM – P.Iva IT12279101005 – info@prestiti.com