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In Italia i prestiti personali costano di più rispetto ad altri Paesi europei. Volendo, si può andare dal creditore di un altro Paese?
I dati dicono che il tasso medio, il cosiddetto TAEG, per i prestiti al consumo nel nostro Paese è superiore alla media europea. In Germania, a fine 2024, il tasso si assestava intorno all’ 8,4%. In Francia, a 6,72%. Poi, in Spagna al 7,79%.
In alcuni Paesi europei, il TAEG medio per il prestito al consumo è addirittura dimezzato rispetto a quello italiano. In Croazia, sempre a fine 2024, il dato era al 5,13%. In Lussemburgo al 4,91%, a Malta al 4,15%. Il confronto del TAEG medio italiano, superiore al 10% è poco conveniente rispetto a quello espresso in quasi tutti gli altri Paesi del vecchio continente. La media europea, a dicembre 2024, era dell’8,41%.
Ma un consumatore italiano, in teoria, può richiedere un prestito personale in Croazia o a Malta, per sfruttare il tasso più conveniente. Ciò non significa che la strategia possa rivelarsi davvero vantaggiosa. Bisogna infatti fermarsi a considerare le implicazioni legali, fiscali e pratiche di una simile iniziativa.
Innanzitutto le banche croate o maltesi potrebbero richiedere alcuni requisiti parecchio stringenti per la concessione del prestito nel loro Paese. In Croazia, per esempio, la maggior parte dei creditori tradizionali prestano soldi solo a referenti con residenza nel Paese o che possano dimostrare una connessione economica rilevante con il territorio. Il richiedente dovrebbe per esempio avere un’attività lavorativa in loco o un immobile.
Anche le banche maltesi richiedono garanzie specifiche, come un garante locale o un deposito cauzionale. In questo caso, i creditori puntano a ridurre al minimo il rischio finanziario. In generale, però, grazie alla libera circolazione dei capitali all’interno dell’Unione Europea, non ci sono restrizioni legali che impediscano a un consumatore italiano di accedere a un prestito in un altro Paese membro, come per esempio la Croazia. Tuttavia, ogni banca ha le proprie politiche interne.
Il problema è che i tassi standard non potrebbero essere applicati ai non residenti. In questo senso il TAEG relativamente basso croato potrebbe impennare se il richiedente è un italiano. In generale, sarà molto complicato che la banca dimostri fiducia a un richiedente che non ha voluto o potuto richiedere un prestito nel proprio Paese.
In Croazia, non c’è l’euro. Considerando il cambio, e le implicazioni fiscali, il tasso conveniente potrebbe poi continuare a peggiorare in termini di convenienza. Anche se l’Italia non può tassare direttamente i soldi ottenuti tramite un prestito al consumo da un altro Paese dell’UE, potrebbe essere proprio il Paese dove si è ottenuto il finanziamento ad applicare delle imposte sui soldi concessi. Succede spesso infatti che i prestiti concessi da istituzioni non tradizionali o in contesti specifici possono essere soggetti a tassazione.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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