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Una notizia importante per i mutui: il 6 marzo 2025 potrebbe arrivare un nuovo taglio dei tassi della BCE. Ecco cosa potrebbe cambiare per i finanziamenti a tasso fisso e variabile.
La riunione della Banca Centrale Europea prevista per il 6 marzo potrebbe portare a nuovi tagli sui tassi di interesse. E se fino a poco tempo fa tutti gli analisti davano il taglio per certo, oggi è difficile prevedere come si comporterà la BCE. A rendere tutto più problematico è la politica economica perseguita dal nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump. I dazi all’Europa potrebbero infatti spingere la Banca Centrale Europea ad adottare un atteggiamento più cauto.
Trump ha più volte annunciato possibili dazi del 25% sui prodotti europei. Le conseguenze di tali minacce sono già reali e tangibili: sono forti le tensioni commerciali che agitano l’economia dell’Eurozona e, di conseguenza, le decisioni della BCE. Anche se la Banca Centrale stava valutando l’ennesimo taglio dei tassi di 25 punti base, le politiche americane potrebbero spingere l’Eurotower a una sforbiciata più contenuta.
Con un taglio di 25 punti base, la rata media dei finanziamento a tasso variabile potrebbe scendere di circa 17 euro. Si passerebbe di conseguenza da 650 euro circa a 633 euro. Il risparmio si otterrebbe dunque anche sui mutui a tasso variabile standard. Varie simulazioni parlano appunto di un calo di 17 euro. E non è tutto. Qualora l’Euribor a tre mesi dovesse scendere ulteriormente entro la fine dell’anno, la rata potrebbe arrivare a circa 611 euro, con un risparmio complessivo di 40 euro rispetto a inizio 2025.
Per i consumatori, nonostante i vari tagli operati dalla BCE, i contratti a tasso variabile appaiono ancora poco convenienti rispetto ai mutui a tasso fisso. Le previsioni più rosee raccontano di un possibile pareggio fra variabile e fisso a fine estate. Sarà davvero così? Difficile dirlo, soprattutto rispetto a quello che saranno le reazioni europee ai dazi americani.
La situazione attuale è ancora piuttosto opaca. E non è dunque facile capire quale sia la strada più conveniente per i mutuatari. Meglio optare per un mutuo fisso o variabile? Per ciò che concerne i contratti a tasso fisso, l’inizio dell’anno è stato caratterizzato da un aumento dell’IRS. Ossia, l’indice di riferimento per questo tipo di offerta, che ha finora risentito dell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato europei, sempre sulla scia di quelli americani.
Ciononostante, l’aumento dell’IRS non ha avuto effetti diretti sul mercato del credito. Banche e finanziarie, al momento, hanno optato per una politica di assorbimento di parte di questi rincari riducendo gli spread applicati ai mutui fissi. In questo modo l’offerta dei mutui a tasso fisso appare ancora oggi più o meno conveniente.
Per contro, il tasso variabile, nonostante la corsa al ribasso su spinta dei tagli operati dalla BCE, resta ancora più costoso rispetto al fisso. Che cosa succederà dopo il 6 marzo 2025? Dipende da come la Banca Centrale Europea reagirà alle minacce di Trump. L’impressione è che il taglio ai tassi sarà comunque portato a termine. In questo caso, verranno confermate le previsioni dei mercati. Secondo le stime, quindi, il tasso sui depositi verrà ridotto di 25 punti base, passando dal 2,75% al 2,50%.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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