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La cancellazione di un protesto è quel fondamentale processo che permette al debitore di uscire dal Registro Informatico dei Protesti. Ecco come funziona.
I debitori segnalati come cattivi pagatori devono affrontare numerosi disagi. Innanzitutto, scopriranno di non poter più facilmente accedere a finanziamenti e mutui. Dopodiché, potrebbero avere problemi anche in richieste apparentemente più ordinarie, come quelle relative all’attivazione di una nuova carta di credito. Per evitare una simile deriva bisogna agire subito per ottenere una cancellazione del protesto.
Per legge, è infatti sempre possibile essere cancellati dal Registro dei Protesti. Anche se poi non è poi così facile. Il Registro Informatico dei Protesti è un registro pubblico gestito dalle Camere di Commercio. Dunque, un archivio in cui vengono pubblicati i mancati pagamenti di assegni, cambiali accettate e vaglia. Tale registro viene aggiornato mensilmente.
Prima dell’informatizzazione, l’elenco veniva pubblicato su un bollettino cartaceo, come previsto dalla legge del 1955. Dal 2000 in poi è arrivato invece il bollettino in digitale, insieme a una nuova normativa che ha anche disciplinato le modalità per la cancellazione dei protesti dal registro.
Ebbene, quando una persona non paga un assegno o una cambiale, o non riesce a versare un certo numero di rate di rimborso di un prestito o di un mutuo, diventa un cattivo pagatore anche agli occhi dello Stato. Ma perché si sente il bisogno di rendere pubblica la difficoltà economica di un soggetto? Fondamentalmente per proteggere chi potrebbe avere rapporti economici con quella stessa persona.
Per questo tutti i mancati pagamenti vengono registrati in un elenco digitale, che come abbiamo detto viene aggiornato ogni mese. In tale registro sono presenti tutte le informazioni sul protesto, incluso il nome e i dettagli della persona che non ha pagato. Secondo la normativa vigente, ogni protesto resta visibile nel registro per cinque anni.
Come abbiamo spiegato, le persone registrate come protestate sperimenteranno parecchie difficoltà nell’ottenere prestiti o mutui. E tutto ciò a causa della loro cattiva reputazione creditizia. Eppure, se il debitore paga il debito entro dodici mesi dal protesto, ha il diritto di chiedere la cancellazione del proprio nome dal registro.
Prima di tutto, quindi, è necessario saldare il sospeso che ha causato il protesto. Una volta pagato il debito, è possibile presentare una richiesta di cancellazione alla Camera di Commercio competente. Tale richiesta deve includere vari documenti. C’è bisogno del modulo di domanda compilato, della cambiale o dell’assegno originale con quietanza di pagamento o dichiarazione di avvenuto pagamento rilasciata dal creditore e ci vuole anche l’atto di protesto.
Ovviamente, serve un documento d’identità, con codice fiscale del debitore. Si aggiunge anche una fotocopia del documento d’identità del creditore. E poi bisogna pagare un piccolo prezzo per la pratica: 8 euro per ogni protesto da cancellale per i diritti di segreteria.
Se il pagamento del debito è avvenuto oltre un anno dalla data del protesto, bisogna ottenere un decreto di riabilitazione dal Presidente del Tribunale competente. Qualora si sia riusciti a ottenere tale decreto, si può presentare la richiesta di cancellazione alla Camera di Commercio. Questo organo ha poi venti giorni di tempo per esaminare la richiesta e procedere alla cancellazione del protesto dal registro.
Ultima cosa: protesto e debito non sono sinonimi. Se per esempio non si paga il debito, dopo cinque anni, come abbiamo spiegato, il protesto decade. Il debito, però, sopravvive. Dunque il creditore continuerà a esigerlo, magari affidandosi a una società di recupero crediti o alla legge. Nel caso di un mutuo ipotecario, per esempio, la banca potrebbe rivalersi sull’immobile.
ll consolidamento dei debiti è una soluzione utile non solo per unire più debiti in un unico prestito, con una sola rata mensile e, spesso, tassi di interesse più bassi, ma rappresentare anche una strategia di accesso al credito per i protestati. In pratica, chi ha subito uno o più protesti, può comunque ottenere un prestito per il consolidamento debiti, per esempio sfruttando la cessione del quinto.
In alternativa, ci si può orientare su prestiti per il consolidamento dei debiti pensati proprio per i protestati. Si tratta di finanziamenti che il più delle volte richiedono garanzie aggiuntive come un garante o un’ipoteca. E, in alcuni casi, è possibile negoziare direttamente con le finanziarie, specie quando sono creditori online, per ottenere condizioni più favorevoli per il consolidamento dei debiti. Anche prestiti.com offre soluzioni di questo tipo.
Bisogna ricordare che il consolidamento offre vantaggi e svantaggi. Riesce a mettersi in evidenza come opzione favorevole per chi ha bisogno di una semplificazione e di una riduzione dei costi. Pagando un’unica rata mensile invece di più pagamenti, si può anche sfruttare la possibilità di ottenere tassi di interesse più bassi. Ma potrebbero esserci costi di apertura del nuovo prestito. E la durata del finanziamento potrebbe essere più lunga, aumentando così il costo totale degli interessi.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
Collabora regolarmente con testate online autorevoli come BlitzQuotidiano.it e Lamiapartitaiva.it, offrendo ai lettori approfondimenti chiari e dettagliati su argomenti complessi quali prestiti, gestione del denaro, normative fiscali e strategie per l’ottimizzazione delle risorse economiche.
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