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Ogni prestito personale non va valutato solo in base al tasso di interesse: bisogna prestare attenzione massima ai costi aggiuntivi, meglio noti come oneri accessori.
Esiste un problema reale connesso al peso degli oneri accessori nei prestiti personali. La normativa attuale mira a proteggere il consumatore, ma le criticità, sia a livello legislativo che operativo, sono comunque varie. Il D.lgs. 141/2010 e tutti gli obblighi di trasparenza cui devono sottostare i creditori riescono infatti a tutelare solo in parte il consumatore.
Chi richiede un prestito personale, insomma, deve essere informato prima della stipula del finanziamento sul reale costo del prodotto creditizio. Nel contratto, gli oneri accessori devono, per legge, figurare nel TAEG. Tuttavia, nonostante tali disposizioni, non sono così rari i problemi per i richiedenti. Tutto ciò dipende dalla sostanziale complessità di interpretazione di clausole e note del contratto. Un effetto dovuto alla mai troppo chiara comunicazione di tali costi.
Ecco perché chi vuole ottenere un prestito personale potrebbe, alla fine, dover fronteggiare spese aggiuntive inaspettate. La questione è molto sentita anche da parte dell’UE… Il mercato del credito al consumo ha infatti conosciuto una crescita enorme negli ultimi anni. Ma non tutti i consumatori sono ancora ben informati sugli oneri accessori.
Oltre al tasso d’interesse nominale, i contratti di prestito includono infatti una serie di oneri accessori che incidono sul costo effettivo del credito. La normativa italiana, in conformità con la Direttiva Europea 2008/48/CE, ha perciò introdotto un obbligo informativo per tutti i creditori. Banche e finanziarie devono garantire la trasparenza. Nel concreto, però, persistono numerosi problemi per il consumatore.
Il creditore, in base al decreto legge citato del 2010, deve esporre in modo comprensibile il costo totale del credito. E deve farlo attraverso il TAEG: il tasso annuo effettivo globale. Tale cifra comprende non solo il tasso di interesse nominale ma anche tutti gli oneri accessori. Vale a dire: commissioni di istruttoria, spese varie di gestione, costi di incasso, eventuali polizze assicurative obbligatorie e via dicendo…
In Italia varie autorità di vigilanza dovrebbero verificare il rispetto di tali obblighi. E dovrebbero inoltre contrastare le pratiche scorrette. Chi controlla? Principalmente, la Banca d’Italia e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, cioè l’AGCM. Ma nonostante la normativa e la vigilanza, molti contratti di prestito continuano a presentare clausole complesse e termini non sempre chiarissimi. Ambiguità che possono nascondere l’effettiva entità degli oneri accessori.
Di conseguenza, non è così insolito che il preventivo iniziale non rispecchi in maniera così fedele il contratto definitivo. Da qui le spiacevoli sorprese di cui abbiamo parlato e che molti consumatori sono costretti ad affrontare. I problemi più evidenti riguardano le spese di gestione troppo alte e l’attivazione di polizze.
Banche e creditori possono infatti addebitare commissioni e spese di gestione particolarmente elevate, che non sono sempre proporzionate al valore del prestito. O, comunque, giustificate da costi effettivi. L’altro limite che contamina molti prestiti è quello della richiesta dell’attivazione di polizze assicurative (sull’invalidità, sulla vita, eccetera). Obblighi che, ovviamente, possono rappresentare una spesa aggiuntiva pesante e ingiusta, perché non opzionale. Prestiti.com punta da sempre sulla massima trasparenza e sull’assenza di obbligatorietà circa polizze e altri costi non rivelati.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
Collabora regolarmente con testate online autorevoli come BlitzQuotidiano.it e Lamiapartitaiva.it, offrendo ai lettori approfondimenti chiari e dettagliati su argomenti complessi quali prestiti, gestione del denaro, normative fiscali e strategie per l’ottimizzazione delle risorse economiche.
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