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Un mutuo solutorio è un tipo di credito che permette al mutuatario di consolidare dei debiti pregressi. Ma non è la stessa cosa del consolidamento dei debiti.
In pratica, grazie a tale mutuo, il richiedente ottiene un nuovo prestito, detto appunto mutuo solutorio, attraverso cui ripagare i debiti esistenti, spesso con condizioni più favorevoli. Per esempio con un tasso di interesse più basso o con una durata più lunga.
Un simile credito appare utile per chi sta affrontando numerosi debiti e cerca una soluzione per semplificare i pagamenti o migliorare le condizioni di rimborso. Non bisogna tuttavia confondere il mutuo solutorio con il consolidamento dei debiti. Sono tutti e due strumenti finanziari che possono essere intesi come aiuti per gestire i debiti, ma funzionano in due modi diversi.
Il mutuo solutorio, come abbiamo spiegato, è finalizzato a sostituire uno o più debiti esistenti con un nuovo mutuo. Funziona quindi per estinguere anticipatamente i sospesi in corso e sostituirli con un’unica nuova linea di credito. Il consolidamento debiti prevede invece la riunione di diversi debiti in un unico prestito. Si tratta quindi di combinare varie linee di credito, come carte di credito, prestiti personali e mutui, in un unico prestito con un’unica rata mensile. Una semplificazione, che in certi casi può anche portare a un tasso di interesse più basso rispetto ai singoli prestiti originali.
La prima fattispecie si concentra dunque sulla sostituzione di debiti esistenti con un nuovo mutuo, mentre il consolidamento debiti combina vari debiti in un unico prestito per semplificarne la gestione. E in tutti e due i casi è sempre molto importante valutare attentamente le condizioni del nuovo accordo e confrontarlo con le opzioni alternative.
Una recente decisione della Corte di Cassazione italiana (datata al 10 luglio 2024) ha rimandato il caso in esame, relativo al mutuo solutorio alle Sezioni Unite, che è un gruppo speciale di giudici, per risolvere una questione giurisprudenziale che da anni riguarda questo tipo di credito.
Per definizione il mutuo solutorio è un prestito che serve a pagare un debito già esistente, ma non è chiaro come l’ente creditizio provvede all’elargizione del nuovo credito. In teoria, il creditore dovrebbe dare il denaro al mutuatario. Poi, questo denaro dovrebbe entrare effettivamente in possesso del mutuatario, affinché tramite esso sia possibile pagare il debito. Il più delle volte, però, tale concessione di denaro non c’è materialmente, e il mutuo solutorio si esplica come una mera operazione contabile. In altre parole, la Corte si è chiesta se il denaro debba realmente essere trasferito o se con l’accordo si è di fronte solo a una sorta di rinegoziazione del debito.
L’orientamento maggioritario vede il mutuo solutorio come negozio perfettamente valido ed efficace, con conseguente impossibilità di qualificarlo quale mera operazione contabile, cioè come una dilazione del termine di pagamento di un pregresso debito.
E in effetti il mutuo solutorio, in sé, non è contrario ad alcuna norma di legge. Il fatto che un richiedente chieda un prestito per saldare un proprio debito, agli occhi del nostro ordinamento, è perfettamente legittimo. Quindi anche se i soldi non finiscono materialmente al richiedente non c’è vizio di forma né illecito. Anche se, da un punto di vista puramente ipotetico, non si può mai escludere che una tale forma di credito possa celare un atto in frode ai creditori oppure un mezzo anomalo di pagamento.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
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