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Nel panorama finanziario attuale, la diversificazione del portafoglio viene definita come la strategia chiave del successo. Ecco perché.
Diversificare non significa semplicemente acquistare un po’ di tutto, ma farlo con criterio, ovvero per evitare le spiacevoli conseguenze delle fluttuazioni del mercato. Esperienza e logica affermano infatti che un portafoglio diversificato può offrire all’investitore rendimenti più stabili nel tempo. Con la varietà, si moltiplicano le opportunità di guadagno e ci si svincola dal determinismo economico. Tradotto: dipendere da un singolo asset o da un unico settore è quasi sempre rischioso, per questo ha più senso guardarsi intorno e aprirsi a nuove prospettive.
Investendo in diversi settori o asset (azioni, bond, valute, immobili o materie prime) si ottengono guadagni qualitativamente differenti, strutturati sul modo in cui i mercati e le quotazioni reagiscono alle condizioni economiche contingenti. Laddove, per esempio, l’economia occidentale (europea e americana) stia versando in condizioni di stagnazione, l’investitore potrebbe sempre poter ottenere risultati più interessanti da beni o azioni legati all’economia dei Paesi emergenti.
Un portafoglio diversificato permette dunque di bilanciare i rischi e, di conseguenza, di ampliare le opportunità di guadagno. Le variabili sono legate innanzitutto alle alterne fortune delle economie globali. Con la globalizzazione è diventato fondamentale saper accedere ai nuovi mercati. Ed è anche sempre più importante trovare una strategia funzionale per proteggendosi dalle fluttuazioni dei mercati “domestici”.
Il consiglio più ovvio, e frequente, è quello di mirare ad asset che non siano strettamente correlati tra loro. La chiave è non rischiare che i risultati dell’investimento siano influenzati dagli stessi fattori di rischio. Il concetto di diversificazione del portafoglio è diventato così cruciale per una gestione efficace del rischio e per la protezione del capitale.
Dato un qualsiasi capitale, conviene sempre (o quasi) distribuirlo su una varietà di asset, in modo tale da ridurre l’impatto negativo di un singolo investimento. Tutto ciò vale soprattutto quando il capitale è abbastanza ampio. In questo senso, laddove si abbia voglia di investire ma non riesca a trovare la giusta quantità di fondi per attuare una diversificazione, potrebbe convenire chiedere un prestito.
Mai mettere tutte le uova nello stesso solo paniere… Quindi, quando si tratta di investimenti, bisognerebbe poter gestire asset che rispondono a diversi livelli di rischio e rendimento. Ecco perché il finanziamento può essere utilissimo nel recuperare capitali con cui ridurre i rischi legati agli investimenti. Il concetto in questione è quello della leva finanziaria. L’uso di capitale preso in prestito può amplificare i guadagni se l’investimento ha successo. Ma per far sì che l’investimento non comporti un rischio di perdita bisogna differenziare. E per differenziare si ha bisogno di più fondi…
Un finanziamento può dunque consentire di sfruttare nuove opportunità di investimento che altrimenti non sarebbero accessibili. Ma non va mai scordato che ogni prestito comporta costi aggiuntivi (interessi e commissioni) che possono erodere i profitti. E che, se l’investimento non va come previsto, chi ha richiesto il finanziamento si ritrova con un debito da pagare e senza i guadagni previsti.
Con un piano ben congenito, tali rischi possono però essere minimizzati. Diversificare, infatti, non è utile solo per gestire il rischio, ma è un’ottima strategia pure per proteggere il capitale sul lungo termine. In periodi di volatilità del mercato, potersi basare su un portafoglio diversificato significa minimizzare il rischio complessivo. Ovvero rendere gli investimenti meno soggetti a drastici cali di valore.
Ci sono diverse metodologie di diversificazione. Di base, si parte sempre con il distribuire il capitale tra azioni, obbligazioni, liquidità, immobili e materie prime. Inoltre si può anche investire in più Paesi, dai mercati più sviluppati a quelli emergenti, per limitare l’esposizione ai rischi specifici di un singolo mercato nazionale.
La diversificare può essere anche compiuta tra diversi settori: finanza pura, energia, telecomunicazioni… E occorre anche saper bilanciare gli investimenti “growth” (cioè focalizzati sulla crescita) e quelli “value” (orientati al valore), il tutto sempre per poter gestire al meglio le fasi di volatilità e stabilità del mercato.
L’uso di prestiti per diversificare il portafoglio è una strategia che richiede una gestione attenta e un buon equilibrio tra rischio e rendimento. I prestiti finalizzati alla diversificazione del portafoglio non sono ancora molto diffusi, ma stanno prendendo sempre più piede. Dipende soprattutto dalla crescente domanda di soluzioni di finanziamento alternative e dalla diffusione di piattaforme finanziarie sempre più innovative e smart.
Esperto di economia e finanza con una competenza consolidata nella redazione di articoli su temi economici, fiscali e finanziari.
Collabora regolarmente con testate online autorevoli come BlitzQuotidiano.it e Lamiapartitaiva.it, offrendo ai lettori approfondimenti chiari e dettagliati su argomenti complessi quali prestiti, gestione del denaro, normative fiscali e strategie per l’ottimizzazione delle risorse economiche.
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